CHIESE DEL CENTRO STORICO
CHIESE DEL CENTRO STORICO

 

 

 

S. MARIA DI COSTANTINOPOLI

La chiesa è collocata all'inizio del centro storico, immediatamente dopo l'arco Traiano. Edificata nel 1528 sul suolo ove prima era l'antico Seggio dei Nobili (e, secondo lo storico Marziani, prima ancora un tempio pagano dedicato alla dea Minerva), fu dedicata a S. Rocco per il voto fattogli dalla cittadinanza durante la peste del 1505. Restaurata nel 1598, mutò il suo nome in S. Maria di Costantinopoli nel 1657.

Chiesa CostantinopoliLa facciata principale, molto sobria e lineare, è realizzata in pietra squadrata e levigata; in basso un ampio portale  seicentesco sormontato da un timpano semicircolare, al cui centro è collocata una scultura in pietra, della prima metà del XVII secolo, raffigurante la Madonna con il Bambino. Più in alto, in asse con la lunetta del portale, la statua del Cristo Redentore ed il magnifico rosone a ricorsi concentrici. Concludono la facciata una cornice rettilinea leggermente aggettante ed una iscrizione in latino, con cui si ricorda che la chiesa fu dedicata a S. Maria di Costantinopoli nell'anno 1657. In basso, in una ampia nicchia, la mastodontica statua di S. Cristoforo, opera dello scultore giovinazzese Antonio Altieri.

Le altre due facciate si presentano con conci di pietra appena sbozzati; sulla prima si aprono una porta ed una finestrella circolare; l'altra è completamente cieca. Agli spigoli sono inseriti due piccoli bassorilievi in pietra: sul primo è raffigurato lo stemma civico con S. Tommaso; sull'altro, appena addolcito da un lieve smusso angolare,  la Madonna con il Bambino; nella parte sottostante la figura, la data di costruzione della chiesa: 1528.
          Il campanile a bulbo è sormontato da una croce ed una banderuola  a forma di gallo.

Chiesa Costantinopoli: soffitto ligneoL'interno, a navata unica con pianta rettangolare, ha il soffitto ligneo interamente ricoperto da un grande dipinto del XVIII secolo del De Musso raffigurante la SS. Trinità che incorona la Vergine tra un folto stuolo di angeli.
Possiede quattro altari. Quello maggiore, dedicato alla Madonna di Costantinopoli, è in legno finemente intagliato e dorato  con una tela della Madonna con il Bambino.
I due altari a sinistra sono dedicati l'uno a S. Michele Arcangelo, con un dipinto di Carlo Rosa (1600); l'altro a S. Antonio Abate,  S. Donato e S. Leonardo con una tela di Saverio De Musso del 1721. Tra i due altari un'altra pala del De Musso raffigurante la Natività.
A destra, infine, l'altare settecentesco dedicato ai SS. Cosma e Damiano con due statue in cartapesta leccese di fine '800.

Conserva, inoltre, due statue lignee del XVI sec. raffiguranti S. Rocco ed il Cristo in preghiera.

 

 

 

 

S. CARLO
 

Chiesa S. CarloQuesta antichissima chiesetta, edificata prima del Mille sull'angusta via Cattedrale, in origine fu dedicata a S. Andrea. Passa quasi inosservata perché incastonata tra le abitazioni. Anche se di dimensioni modeste, fino al 1571 fu una delle quattro parrocchie esistenti a Giovinazzo.

La facciata presenta un fornice arcuato; in asse con questo una finestra con la cornice centinata decorata con foglie di palma ed acanto. Il campanile a vela è racchiuso da fornici binati.

All'interno della chiesa l'altare maggiore sormontato da un dipinto con la Madonna della Purificazione e affiancato dagli affreschi dei SS. Cosma e Damiano. Si conservano anche le tele con l'Annunciazione e S.Carlo, opere del de Musso. Fra le statue la Vergine Addolorata, S. Pietro e S. Antonio.

 

 

   

 

S. MARIA DEL CARMINE

Chiesa S. Maria del CarmineEdificata prima del X sec., fu anticamente chiamata S. Angelo dei Greci. Restaurata nella prima metà del '600 e ridenominata con l'attuale nome, fu affidata alle cure dei padri Somaschi.

A sinistra della facciata un elegante campanile a vela a due fornici; al risvolto, per ovviare all'angustia della stradina che conduce al mare, uno smusso angolare riportato anche sul palazzo de Risis che la fiancheggia; su quest'ultimo è inserito un piccolo bassorilievo rappresentante l'Angelo Custode.

Bella doveva apparire la chiesa con l'altare maggiore impreziosito da colonne, che, come la volta, era ornato in oro zecchino. Corrosi dal tempo questi preziosi ornamenti furono rimossi il 1854 e le pareti furono rivestite con stucco marmoreo.

Oggi restano l'elegante altare maggiore in marmi preziosi, la pala del de Musso che racchiude la tela della Vergine col Bambino di fattura cinquecentesca, i dipinti raffiguranti S. Biagio, opera del de Musso, il martirio di S. Lorenzo, attribuito a A. de Corduba, S. Gaetano e S. Francesco di Carlo Rosa.

E' invece andato perduto l'organo dei primi del '700, forse più prezioso di quello della Cattedrale, rimosso nel 1976.

 

 

   

 

CATTEDRALE

La Cattedrale di Giovinazzo, in stile romanico-pugliese, appare quasi all'improvviso al termine della stretta omonima via pavimentata con "chianche" di pietra locale.

Cattedrale: facciata principaleFu edificata per volere della principessa Costanza di Francia, vedova del principe Boemondo I d'Altavilla;  il 6 dicembre 1113, per onorare la memoria del marito, concesse al clero la somma necessaria per la sua edificazione. Dedicata a S. Maria Assunta in cielo, fu ultimata nel 1180 e consacrata il 20 maggio 1283.

L'attuale chiesa è il frutto di vari rifacimenti. Della chiesa romanica restano la cripta e la facciata orientale. Nel XVIII secolo il corpo longitudinale delle navate, ornato con colonne di marmi pregiati di cui oggi non c'è più traccia, demolito ed allargato di circa due metri, fu ricostruito nelle forme attuali. In quella occasione anche l'interno della chiesa venne completamente ristrutturato in forma barocca.

La facciata a meridione si presenta con un bel portale sormontato da un timpano che racchiude un bassorilievo raffigurante l'Agnus Dei. Nella zona prospiciente il battisterio furono rifatti nel 1893, ad imitazione di quelli preesistenti, il rosone, l'ampia bifora e il motivo degli archi intrecciati.

La cripta, completata nel 1150, è sormontata da una volta a crociere sorrette da 10 colonne in pietra viva con capitelli in stile romanico; presenta quasi intatta la struttura  architettonica originaria, che nel tempo ha conservato tutta la sua bellezza. 

Cattedrale: facciata a levanteLa facciata a levante è compresa fra due campanili, di cui il più alto conserva lo stile originario. Presenta una serie di semicolonne e lesene  sormontate da archetti ciechi, una monofora murata, un'altra compresa tra due finestrelle a losanga ed infine, inserita tra due bifore ad arco tondo lunato, una terza monofora con due leoni che sorreggono altri due leoni stilofori.
          Il secondo campanile, diverso dal primo, fu riedificato nel XVIII secolo; custodisce la campana maggiore della Cattedrale,  meglio nota al popolo con il nome di "bombaun" per i suoi rintocchi solenni. 

Nello stesso secolo, sul lato esposto a ponente, furono completamente rifatti in stile tardo barocco la liscia facciata, il grande portale sormontato da una finestra lobata murata e la scalinata in pietra. 

La facciata a settentrione, appena visibile dal mare, risulta in parte coperta dal Palazzo Vescovile, di epoca successiva.

L'interno della chiesa si presenta divisa in tre navate, con quella centrale ed il transetto coperti da tre cupole ribassate alternate da volte a crociera. Su ciascuna delle laterali si aprono tre cappelle.
La prima a destra è dedicata al SS. Sacramento, con l'altare e la balaustra del XVIII sec. eseguite con marmi preziosi. Si differenzia dalla altre perché  è l'unica che non custodisce una tela del De Musso: al suo posto, un altorilievo con Angeli che reggono il calice. Segue quella della Madonna delle Grazie con la pala che racchiude un dipinto del Palvisino (1500). La terza, oltre ad una tela con la Strage degli Innocenti, conserva in una nicchia il busto ligneo del giovinazzese Beato Nicolò Paglia, opera del XIX sec.
Sull'altro lato la prima cappella è dedicata al Crocifisso, con una trecentesca scultura lignea del Cristo in croce. Seguono la cappella della Madonna di Loreto e quella dedicata a S. Francesco Saverio con la statua del Santo. Nelle immediate vicinanze è inserito il fonte battesimale eseguito in pietra locale nel 1574.

Edicola della Madonna di CorsignanoChiude la navata centrale  l'imponente complesso costituito da bussola, cantoria e baldacchino coronato (opere del XVIII secolo di maestranze napoletane) e il pregevole organo a canne realizzato nel 1778.

Il presbiterio, sollevato di tre scalini rispetto al piano della navata centrale, conserva il prezioso  dipinto del S. Salvatore. Sull'altare maggiore, eretto nel 1740, è collocata l'edicola in argento realizzata nel 1897 su progetto dell'architetto napoletano E. Bernich; custodisce  la venerata icona bizantina del XII sec.Icona bizantina della Madonna di Corsignano che la leggenda vuole donata dal crociato francese Geretéo. Dipinta su legno di cedro, raffigura la Vergine con il Bambino, nota come Madonna di Corsignano. Alle spalle dell'altare l'intera superficie absidale è ricoperta da tele di Carlo Rosa.

Recenti  restauri ultimati nel 1990 hanno riportato alla luce l'antica pavimentazione con frammenti a mosaico del XIII sec. e, sulla parete destra, affreschi del XV e XVI secolo.

Oltre a quelli già descritti, la chiesa conserva altri preziosi tesori: calici, reliquiari (tra cui una croce d'argento cesellato del XVI sec.), una cassetta in avorio di arte bizantina dell' XI sec., ex voto ed un archivio diocesano dotato di numerose antiche pergamene,  libri, registri e documenti cartacei.

Cassetta in avorio




(Nella foto: tipico esemplare di cassetta in avorio decorata con rosette a 8 petali che fanno da cornice a soggetti classici  Il cofanetto è da collocare nel gruppo degli avori costantinopolitani di uso profano. Il Weitzman e il Goldschmit la datano tra il X e XI sec.)


 

 

   

 

SAN GIOVANNI BATTISTA

Secondo uno storico locale la chiesa fu edificata nel 399 e dedicata a S. Maria. Verso l'anno Mille fu Cattedrale, ma alla fine del XII secolo dovette cedere il privilegio alla nuova chiesa dedicata a S. Maria Assunta in Cielo, che ancora oggi conserva tale titolo. Nell'anno 1124 (secondo alcuni 1174), cambiò il nome e si chiamò Chiesa dei Santi Giovanni e Paolo, poiché in essa erano custodite e venerate le reliquie dei due Santi.
Nel 1554 incorporò la vicina chiesa delle monache Benedettine dedicata a S. Giovanni Battista, edificata nelle immediate vicinanze delle mura della città ed esposta al pericolo di incursioni saracene.

Chiesa S. Giovanni BattistaDella vecchia chiesa di S. Giovanni Battista non è rimasta alcuna testimonianza certa.
          Null'altro d'importante avvenne sino al 1813 quando la chiesa perse anche il titolo di parrocchia.  I primi interventi di ammodernamento della facciata ebbero inizio in quello stesso anno, ma i più profondi avvennero nel 1849; fra gli altri, fu rifatta in stile neoclassico anche la vecchia facciata. Ma tanto zelo innovatore si rivelò in seguito soltanto un violento oltraggio a tutto ciò che di bello ed antico vi era custodito; fu, come scrisse lo storico Marziani, "...frutto della bruta mania di abbattere la veneranda antichità, e di tutto innovare...". Tutto fu distrutto o asportato: le antiche colonne in pietra, lapidi sepolcrali, bassorilievi, iscrizioni, oggetti sacri ed opere d'arte.  

L'attuale facciata ha un ampio portale compreso tra due zoccoli che fanno da base a quattro lesene ioniche su cui poggia una liscia trabeazione; conclude la facciata il timpano con al centro una finestra. In alto, a destra, un piccolo campanile a vela, di fattura settecentesca, nel quale è allogata la campana più antica di Giovinazzo (1402).

L'interno, completamente intonacato e stuccato, è a pianta rettangolare; è concluso dall'abside con un elegante altare in marmi policromi, alle cui spalle si apre la sacrestia con un'ampia volta a vela che contrasta con lo stile della chiesa. In alto, ancora ben conservate, le grate dietro le quali le suore Benedettine, raccolte in preghiera, seguivano i riti officiati. Nient'altro che possa riportare alle preziose ornamentazioni del passato; tutto è andato ormai irrimediabilmente perduto. Tra le poche cose superstiti, una bella tela del pittore giovinazzese Carlo Rosa e quattro sculture lignee policrome raffiguranti San Giovanni Battista e San Benedetto.

 

 

   

SPIRITO SANTO

Con bolla pontificia del 27 novembre 1395 papa Bonifacio IX concedeva a monsignor Pavone Griffi, illustre discendente di una nobile e potente famiglia giovinazzese, l'autorizzazione ad edificare la chiesa dello Spirito Santo e costituire una Collegiata di Preti direttamente dipendente dalla Santa Sede. Tale privilegio durò sino al 1818 quando papa Pio IX l'assoggettò alla giurisdizione episcopale.

Chiesa Spirito SantoLa facciata principale prospetta su via Pavone Griffi, con il sagrato che sette scalini sollevano dal piano stradale; presenta un bel portale contornato da una cornice sostenuta da due grifi, e sormontato da un timpano leggermente aggettante. Più in alto, finestrelle oculari ed una graziosa monofora centinata. A sinistra, allineato con le finestrelle, lo stemma di papa Bonifacio IX sorretto da due grifi controrampanti. Termina la facciata una cornice poggiante su archetti trilobati sostenuti da mensole variamente scolpite. A destra svetta un elegante campanile a vela a doppio fornice concluso,ancora una volta, da due grifi appaiati.

Il prospetto laterale, su Via Spirito Santo, presenta una facciata completamente liscia in cui sono inserite due monofore, una delle quali incorniciata da una modanatura finemente lavorata.

Cupole della Chiesa Spirito SantoCaratteristico è il sistema di copertura: le calotte interne sono racchiuse in tamburi coperti da strutture piramidali, una a base ottagonale, le altre a base quadrata. Sono state realizzate alla maniera dei trulli con il sistema a lastre di pietra sovrapposte detto "a chiancarelle". 

L'interno della chiesa ha subito numerosi restauri, alcuni dei quali ne hanno mutato l'aspetto originario; nel corso dell'ultimo, eseguito in tempi recenti, furono rimossi l'altare barocco eretto nella zona presbiteriale (sostituito con un altro del tutto differente dal primo), quello fatto erigere nel 1617 da Gabriele Sagarriga ed il coro ligneo. Fortunatamente non subì stessa sorte quello voluto da Angelo Riccio nel 1492, il più antico oggi esistente sul territorio di Giovinazzo.
Non tutto è andato perduto: scrostato l'intonaco, che aveva ricoperto l'interno della chiesa, sono riapparse, in parte, le antiche decorazione ed i numerosi bassorilievi.  

Si conservano, inoltre, alcuni dipinti di fattura settecentesca, una bella tela di ispirazione bizantina del XVI sec. raffigurante "La Madonna del Buon Soccorso" ed un affresco dedicato a S. Lucia.

 

 

   

S. LORENZOChiesa S. Lorenzo
 

 

 

La chiesetta fu edificata agli inizi del XIV sec. su via Gelso. La facciata principale, del tipo veneto-dalmato con il campanile a vela costruito ad asse con la stessa, è addossata ad un grazioso arco che sovrasta la stradina; sul lato sinistro, sono inserite due formelle: quella a destra, con cornice trilobata, racchiude il bassorilievo con il nome del committente: "Petrav[io] Pavonis"; l'altra raffigura il martirio del Santo.

Il suo interno, angusto ed appena illuminato dall'unica finestra in facciata, è molto semplice: ha un solo altare con un dipinto del Santo eponimo, eseguito da Carlo Rosa, e due statue: una di S. Luigi Gonzaga; l'altra, molto più bella, di S. Maria delle Grazie molto venerata dal popolo.

 

   

S. MARIA DEGLI ANGELI

 

Chiesa S. Maria degli Angeli
Questa semplice e graziosa chiesetta fu edificata nel XII sec. nei pressi delle mura cittadine a ridosso del giardino pensile annesso al palazzo Spinelli. Con la sua breve facciata quasi immersa nel verde dei rampicanti del vicino giardino costituisce uno degli angoli più suggestivi dell'antica città.

Ricostruita nel '700 presenta, oltre al portale con un timpano circolare, un'ampia ed elegante finestra a ventaglio e un bel campanile quadrangolare.

All'interno l'altare maggiore con una tela del de Musso raffigurante la Vergine con il Bambino, tra uno stuolo di angeli, in atto di consegnare il breviario a S. Francesco ed un dipinto di pregevole fattura su cui è effigiato l'Eterno (1500).

 

   

  S. FELICE
 

Edificata tra il IV e V sec. presso le mura della città sulle rovine di un tempio pagano dedicato alla dea Venere, la chiesa fu, secondo lo storico locale B. Lupis, la prima cattedrale di Giovinazzo. Riedificata nel 938, conservò il titolo fino al Mille quando lo cedette alla chiesa di S. Maria (l'attuale S. Giovanni Battista). Sul finire del XVII sec. fu distrutta da un incendio in cui andarono perduti tutti i documenti dell'archivio parrocchiale. Del trittico eseguito da Lorenzo Lotto (1480-1556) si salvò solo il dipinto centrale raffigurante S. Felice in Cattedra, ora collocato nel presbiterio della chiesa  di S. Domenico.

Costruita a tre navate di media grandezza, pur se più volte rifatta, conservò pressocché intatta l'originaria architettura. Restaurata nel 1702, aveva quattro altari con rispettive cappelle. Alcuni anni dopo fu dotata di un nuovo altare maggiore elegantemente lavorato.ex Chiesa S. Felice adibita a mercato ortofrutticolo

Seriamente danneggiata dall'abbattimento delle mura, fu in seguito venduta al Comune che all'inizio del secolo scorso la destinò a mercato ortofrutticolo. 

Soltanto recentemente è stata restaurata e adibita, più dignitosamente, a contenitore culturale.


(a sinistra: l'ex chiesa prima del restauro)

 

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