CATTEDRALE
La Cattedrale di Giovinazzo, in stile romanico-pugliese, appare quasi all'improvviso al termine della stretta omonima via pavimentata con "chianche" di pietra locale.
Fu edificata per volere della principessa Costanza di Francia, vedova del principe Boemondo I d'Altavilla; il 6 dicembre 1113, per onorare la memoria del marito, concesse al clero la somma necessaria per la sua edificazione. Dedicata a S. Maria Assunta in cielo, fu ultimata nel 1180 e consacrata il 20 maggio 1283.
L'attuale chiesa è il frutto di vari rifacimenti. Della chiesa romanica restano la cripta e la facciata orientale. Nel XVIII secolo il corpo longitudinale delle navate, ornato con colonne di marmi pregiati di cui oggi non c'è più traccia, demolito ed allargato di circa due metri, fu ricostruito nelle forme attuali. In quella occasione anche l'interno della chiesa venne completamente ristrutturato in forma barocca.
La facciata a meridione si presenta con un bel portale sormontato da un timpano che racchiude un bassorilievo raffigurante l'Agnus Dei. Nella zona prospiciente il battisterio furono rifatti nel 1893, ad imitazione di quelli preesistenti, il rosone, l'ampia bifora e il motivo degli archi intrecciati.
La cripta, completata nel 1150, è sormontata da una volta a crociere sorrette da 10 colonne in pietra viva con capitelli in stile romanico; presenta quasi intatta la struttura architettonica originaria, che nel tempo ha conservato tutta la sua bellezza.
La facciata a levante è compresa fra due campanili, di cui il più alto conserva lo stile originario. Presenta una serie di semicolonne e lesene sormontate da archetti ciechi, una monofora murata, un'altra compresa tra due finestrelle a losanga ed infine, inserita tra due bifore ad arco tondo lunato, una terza monofora con due leoni che sorreggono altri due leoni stilofori.
Il secondo campanile, diverso dal primo, fu riedificato nel XVIII secolo; custodisce la campana maggiore della Cattedrale, meglio nota al popolo con il nome di "bombaun" per i suoi rintocchi solenni.
Nello stesso secolo, sul lato esposto a ponente, furono completamente rifatti in stile tardo barocco la liscia facciata, il grande portale sormontato da una finestra lobata murata e la scalinata in pietra.
La facciata a settentrione, appena visibile dal mare, risulta in parte coperta dal Palazzo Vescovile, di epoca successiva.
L'interno della chiesa si presenta divisa in tre navate, con quella centrale ed il transetto coperti da tre cupole ribassate alternate da volte a crociera. Su ciascuna delle laterali si aprono tre cappelle.
La prima a destra è dedicata al SS. Sacramento, con l'altare e la balaustra del XVIII sec. eseguite con marmi preziosi. Si differenzia dalla altre perché è l'unica che non custodisce una tela del De Musso: al suo posto, un altorilievo con Angeli che reggono il calice. Segue quella della Madonna delle Grazie con la pala che racchiude un dipinto del Palvisino (1500). La terza, oltre ad una tela con la Strage degli Innocenti, conserva in una nicchia il busto ligneo del giovinazzese Beato Nicolò Paglia, opera del XIX sec.
Sull'altro lato la prima cappella è dedicata al Crocifisso, con una trecentesca scultura lignea del Cristo in croce. Seguono la cappella della Madonna di Loreto e quella dedicata a S. Francesco Saverio con la statua del Santo. Nelle immediate vicinanze è inserito il fonte battesimale eseguito in pietra locale nel 1574.
Chiude la navata centrale l'imponente complesso costituito da bussola, cantoria e baldacchino coronato (opere del XVIII secolo di maestranze napoletane) e il pregevole organo a canne realizzato nel 1778.
Il presbiterio, sollevato di tre scalini rispetto al piano della navata centrale, conserva il prezioso
dipinto del S. Salvatore. Sull'altare maggiore, eretto nel 1740, è collocata l'edicola in argento realizzata nel 1897 su progetto dell'architetto napoletano E. Bernich; custodisce la venerata icona bizantina del XII sec. che la leggenda vuole donata dal crociato francese Geretéo. Dipinta su legno di cedro, raffigura la Vergine con il Bambino, nota come Madonna di Corsignano. Alle spalle dell'altare l'intera superficie absidale è ricoperta da tele di Carlo Rosa.
Recenti restauri ultimati nel 1990 hanno riportato alla luce l'antica pavimentazione con frammenti a mosaico del XIII sec. e, sulla parete destra, affreschi del XV e XVI secolo.
Oltre a quelli già descritti, la chiesa conserva altri preziosi tesori: calici, reliquiari (tra cui una croce d'argento cesellato del XVI sec.), una cassetta in avorio di arte bizantina dell' XI sec., ex voto ed un archivio diocesano dotato di numerose antiche pergamene, libri, registri e documenti cartacei.
(Nella foto: tipico esemplare di cassetta in avorio decorata con rosette a 8 petali che fanno da cornice a soggetti classici Il cofanetto è da collocare nel gruppo degli avori costantinopolitani di uso profano. Il Weitzman e il Goldschmit la datano tra il X e XI sec.)
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