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CHIESE RURALI
CHIESE RURALI

 

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INDICE DELLE
CHIESE
RURALI 

M. MISERICORDIA S. PIETRO PAGO S. FRANCESCO PADRE ETERNO   S. LUCIA  
ALTRE PAGINE S. EUSTACHIO CAPPELLA ANGELO SETTE TORRI S. BASILIO  

 

 

MADONNA DELLA MISERICORDIA

In località "Luogo del Tempio" (nome che ricorda l'esistenza di un tempio pagano dedicato alla dea Minerva), sorge la chiesetta della Madonna della Misericordia. 

Chiesa della MisericordiaRicostruita nel 1624, come attesta una iscrizione lapidea incastonata in facciata, sostituì, con dimensioni più ampie, una antica cappella, detta di Pantaleone, che nell'agosto del 1529 era stata abbattuta da Giovan Battista Caracciolo, duca di Melfi. Nella distruzione restò miracolosamente intatto un affresco della Vergine, venerata dal popolo con il nome di Madonna dello Spasimo. L'evento, ritenuto miracoloso, favorì il culto per la Vergine ivi venerata, tanto che il vescovo Masi fece erigere l'attuale chiesa, costituita da una semplice facciata a due spioventi ed un piccolo campanile a vela.

La chiesa, a navata unica, è coperta da una volta ogivale, la cui verticalità è accentuata dagli arconi addossati alle pareti laterali.

    Ha due soli altari di fattura seicentesca: uno, a sinistra, proveniente dalla Cappella Sagarriga della Torre del Tuono, l'altro, quello maggiore, su cui si trova l'affresco detto "Madonna della Misericordia" (di autore ignoto), dalla Cattedrale.

     

 

 

SAN PIETRO PAGO

    In una zona attualmente adibita a pubblica discarica, sorge la chiesa di San Pietro Pago, costruita attorno al Mille in un villaggio (pagus) quasi a confine del territorio bitontino.Chiesa S. Pietro Pago

    Del villaggio si è persa qualsiasi traccia, mentre una provvidenziale iscrizione posta sull'ingresso di una casina semidiroccata, tuttora visibile, ricorda che quest'ultima era stata edificata nel 1800 sulle fondamenta di quell'antico tempio. In seguito, il terreno circostante fu destinato a cava calcarea e, ancora dopo, a discarica di rifiuti.

    Ciò che oggi resta evidenzia la tipologia della chiesa: una navata rettangolare con l'abside rivolta ad oriente e con un brevissimo braccio trasverso.

    In asse all'ingresso, i ruderi di una torre quadrangolare costruita certamente per motivi di difesa, visto che il villaggio, il quale, tra l'altro, comprendeva anche un convento di frati Olivetani, costituiva, in quei tempi bui, un vero e proprio avamposto difensivo su confini perennemente insicuri e turbolenti.

 

 

 

SAN FRANCESCO

Il convento di S. Francesco, dapprima ubicato in riva al mare, fu distrutto  nel 1529 dal duca di Melfi. Risorse sei anni dopo ad opera del frate Bonaventura, il quale  Chiesa S. Francescodecise di non riedificarlo nello stesso luogo, troppo esposto alle vicende belliche, bensì su uno più tranquillo che la famiglia Venturieri possedeva sulla vecchia strada per Terlizzi. Nel 1805 tanto la chiesa quanto il convento, che il popolo impropriamente chiamava S. Antonio, furono soppressi dal governo militare francese e l'intero complesso, acquistato dalla famiglia Sagarriga, fu destinato ad uso rurale.

Oggi, della chiesa edificata a croce latina e dotata di numerose cappelle patrizie, non resta che una sola campata, coperta da una volta a crociera, sorretta da costoloni impostati su eleganti peducci, e due epigrafi sepolcrali, una in memoria di Simone Chiurlia, l'altra di Beatrice Paglia.

Dell'annesso convento non vi è altro che ruderi e ambienti semidiroccati, tra cui è ancora possibile distinguere il refettorio dei frati e, affrescata su una parete, la figura del Santo.

 

 

 

PADRE ETERNO

Chiesa Padre Eterno 
    Un agile campanile a vela indica da lontano la chiesa. Oggi solo i resti di un secolare convento, una volta delle Benedettine, affiancano l'antica costruzione che nel corso dei secoli ha subito vari rifacimenti. Impropriamente chiamata del Padre Eterno, è l'antica Santa Maria del Casale di Corsignano, che custodì per diversi secoli la miracolosa icona della Vergine, che dal casale prese il nome.

In asse alla facciata, un'alta torre campanaria, impostata su tre piani e appena aggraziata da due piccole monofore. Più che di campanile, ha tutta l'aria di un severo fortilizio, dal tipico aspetto medioevale, eretto a difesa dello scomparso casale.

Il pianterreno, a navata unica, ha un solo altare settecentesco in  stile baroccheggiante (realizzato nel 1771 dallo scultore Nicola Buonpensiero), con un bassorilievo della Madonna con Bambino situato al centro del paliotto; ai due lati lo stemma dei Sagarriga. Una piccola abside, sulle cui pareti è affrescata l'immagine dell'Eterno tra S. Giovanni e la Madonna, conclude la chiesetta.

Un recente restauro ha riportato alla luce antichi affreschi: alla destra dell'altare, quello dei Santi Cosma e Damiano ed un altro con due figure in abiti sacerdotali; un altro frammento, sul muro che prospetta l'abside, con la figura del papa Urbano V.


 


SANTA LUCIA

   Fra le poche chiese rurali ancora aperte al culto, vi è quella di Santa Lucia, un tempo parrocchia di una numerosa collettività contadina che, dapprima la peste nel 1478, poi il susseguirsi delle invasioni, cancellarono in maniera definitiva.

   Lo storico Marziani chiama questa chiesa "grande, bella, vetustissima" e la vuole edificata prima del Mille sui ruderi di un più antico tempio pagano dedicato a Diana. Ma la chiesa oggi esistente con tale nome non è certamente quella di cui egli ci parla.Chiesa S. Lucia

   Essa, infatti, tutt'altro che grande e bella, sarà stata riedificata in epoca successiva alla distruzione dell'intero casale, utilizzando forse qualche struttura superstite dell'antica chiesa.

   Inoltre, un restauro eseguito nel 1952 ha per di più apposto una facciata realizzata con blocchetti di cemento a vista, in stridente contrasto con tutto il resto dell'edificio.

   All'interno la settecentesca immagine scultorea della martire siracusana, eseguita dallo scultore giovinazzese Antonio Altieri in pietra locale.


 

 

S. EUSTACHIOChiesa S. Eustachio

La chiesa di S. Eustachio con la sua arcigna torre è tutto ciò che resta dell'antico e popoloso casale di Padula. Saccheggiato dai Saraceni e colpito dalla peste, intorno al XIV secolo fu definitivamente abbandonato dalla gente greca che lo abitava.

Essa ha pianta rettangolare, absidata, coperta da cupole a vela sostenute da alte arcate a tutto sesto.

Dell'antica chiesa tutto è scomparso, asportato o distrutto.

Accanto, addossata alla facciata, un'alta e robusta torre con evidente duplice funzione di torre campanaria e di difesa. E' una costruzione divisa in tre piani; l'ultimo, definito da quattro archi, non ha più il tetto.

   
       

 

 

CAPPELLA DELL'ANGELO


Cappella dell'Angelo          
          In contrada "Termite" sorge una piccola cappella che, nonostante il tempo, conserva ancora integre e compatte le sue strutture murarie.

Fu edificata nel 1664 da Vito Venturieri, che la intitolò all'Angelo Santo.

Sull'architrave la dedica: "Angelo Santo, essa dice, io ti ho edificato questo tempietto; tu accettalo e ricordati sempre del mio dono".

Attualmente è nel più completo stato di abbandono.

 

 

 

SETTE TORRI

Chiesetta delle Sette Torri

 

La chiesetta sita in contrada Sette Torri, circondata da numerose villette, conserva immutati i caratteri di un'umile casa contadina.

Non fosse per una piccola campana e per lo stemma nobiliare della famiglia Uva, incastonato in facciata, quasi certamente sarebbe difficile identificarla.

All'interno, sull'unico altare, un dipinto raffigurante la Madonna del Rosario, copia fedele, pur se ridotta, di una tela di Corrado Giaquinto.


 

   

 

 

SAN BASILIO

Chiesetta S. BasilioUn'antichissima chiesetta, completamente isolata: solo un vecchio pozzo e alcuni annosi ulivi che la circondano. Nessun documento anteriore al XIV secolo accenna alla sua esistenza.

All'interno, all'incerta luce della penombra, le nicchie, ricavate nello spessore dei  muri, la piccola cupola sorretta dagli arconi centrali, l'abside semicircolare con le tenebrose nicchie laterali creano uno straordinario movimento che riesce ad attenuare illusoriamente l'angustia dell'ambiente ed a precorrere modelli architettonici più evoluti.

All'esterno, il tetto a capanna, il braccio trasverso, il tiburio quadrangolare con la copertura a piramide sono semplici espressioni di un linguaggio architettonico scarno ed essenziale.


 

 

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