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IL FOLCLORE E IL CORTEO STORICO
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I falò di
Il 17 gennaio si festeggia S. Antonio abate. In questo giorno,
nel rispetto di una antica tradizione, si accendono grandi falò intorno ai quali, nei caratteristici "pegnatìdde", vengono poste a cuocere le "caprjéte"
(sono grosse fave), mentre in altri tegami si cucinano delle succulente braciole fatte con carne di cavallo. Nell'anno 2010 i fuochi saranno accesi domenica 17 gennaio. |
Gli altarini
Il giorno in cui
ricorre la festa di S. Giuseppe (19 marzo) diversi fedeli, per onorare il Santo e
festeggiarne la ricorrenza, come da antica tradizione allestiscono presso le proprie
abitazioni un altarino con la statua (o una immagine) di S.
Giuseppe. Nell'anno 2010 la festa di S. Giuseppe si svolgerà venerdì 19 marzo. |
La festa di
La festa di S. Antonio da Padova inizia il sabato sera
quando la statua del Santo, in processione, viene portata dalla Chiesa del Crocifisso (Frati Cappuccini)
alla vicina cala omonima; imbarcata su un peschereccio e
seguita da numerose imbarcazioni, inizia il suo viaggio per mare
che si conclude in Cala Porto. Nell'anno 2010 la festa di S. Antonio si svolgerà domenica 13 giugno. |
Il Corteo storico
Nell'anno 2010 il Corteo Storico, si svolgerà mercoledì 18 agosto. |
La festa
patronale della
Nell'anno 2010 la grande Festa Patronale si svolgerà giovedì 19 agosto. |
IL CORTEO STORICO
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Vuole la leggenda che nel lontano 1187 un crociato di nome Gereteo donò alla chiesetta del casale di Corsignano una sacra immagine della Madonna che, tornando dall'Oriente, aveva preso da un tempio di Edessa.
E in quell'umile luogo di culto, sperduto in un mare di ulivi, l'icona della Madre di Dio si rivelò fonte di grazie e di speranze.
Tra i tanti eventi miracolosi che la Fede le ha attribuito rimane memorabile il Miracolo della Pioggia, che pose fine ad un disastroso periodo di siccità. D'allora il popolo la chiamò “la Madonna dell'Acqua” e in seguito la elesse sua Patrona. Sul finire del Seicento il vescovo Alfieri stabilì che la miracolosa icona fosse definitivamente traslata dal lontano casale di Corsignano alla Cattedrale. Tale decisione era motivata dalle precarie condizioni di sicurezza della campagna e dalla ferma volontà del popolo che voleva l'icona della sua protettrice solennemente collocata sull'altare maggiore della Cattedrale.
E' quest'ultimo episodio, avvenuto tre secoli or sono in piena dominazione spagnola, che il Corteo, nella sua prima parte, cerca di far rivivere.
La
sfilata è iniziata dagli araldi che con argentee chiarine e con rullare
di tamburi annunziano alla cittadinanza il festoso evento.
Segue, a cavallo, l'alfiere con il gonfalone dell'antica e gloriosa Juvenatium.
Indi avanza, con incedere lento, una rappresentanza delle famiglie nobili dell'epoca, giovani dignitari in vivaci e variopinti costumi di foggia spagnola.
Subito dopo le graziose vallette con i colori dell'Universitas.
E ancora le congregazioni religiose con i rispettivi gonfaloni: giaIlo quello della Purificazione (vulgo Gialuid), azzurro per la Madonna di Costantinopo!i, verde la Madonna degli Angeli, marrone S. Francesco da Paola, rosso la Trinità, giallo-oro S. Michele, bianco per l’Arciconfraternita del Santissimo.
A queste si aggiungono altre bandiere. Dapprima sfila l’insegna di monsignor Agnello Alfieri, vescovo di Giovinazzo per grazia di Dio e volontà di papa Clemente X; poi la bandiera di Terra di Bari, ottava provincia del Regno di Napoli, ed i colori del Capitano del Popolo.
Per ultima
l’insegna araldica del feudatario Niccolò Giudice, figlio di Domenico
Giudice, principe di
Cellamare e per decreto di re Filippo IV duca di Giovinazzo.
Scortano l’insegna aitanti alabardieri che aprono il passo al corteo ducale in cui risaltano la fine bellezza delle nobili dame e l’austera figura del duca Domenico Giudice con la moglie Costanza Pappacoda.
Segue la corte che conclude la prima parte del corteo, in una elegante parata di acconciature, perle, sete e merletti, respiro barocco di tempi lontani e di un momento di gioia, quale indubbiamente dovette essere per Giovinazzo la traslazione in Cattedrale della sacra icona della Vergine di Corsignano.
Se la prima parte ha il colore festoso dei giorni di giubilo, la seconda, ambientata in epoca medievale, ricorda periodi cupi di fame e carestia per una lunga e terribile siccità.
In tale circostanza il popolo affidò le sue speranze alla Vergine Maria e, penitenzialmente, portò in processione la sacra icona.
E il miracolo avvenne: una pioggia provvidenziale cadde copiosa, a ciel sereno, ponendo fine alle tante sofferenze. I nobili, con saio penitenziale e le rispettive insegne, iniziano la seconda parte del corteo. Si riconoscono i blasoni dei Braida, Chiurlia, Framarino, Sasso, De Risis, Saraceno, Vernice, Volpicella, Sagarriga, Lupis.
Seguono, nell'ordine, gli alfieri con i vessilli di antiche dinastie; gli uomini d'arme, difensori della Città: lancieri, balestrieri, armigeri; i dignitari dell'epoca; Boni et Nobiliores Homines: giudici, protontino, signator, catapano.
Il parroco del casale di Corsignano, don Erasmo Fanelli, ed il leggendario crociato Gereteo; i nobili penitenti con una selva di candele simboleggianti la preghiera che sale al cielo a perorare la grazia.
E la grazia arriva: un verde e fiorito tappeto
simboleggia la
terra tornata fertile e rigogliosa dopo la miracolosa pioggia. E' un
segno di vibrante vitalità che il gruppo seguente rafforza con la
gaiezza cromatica dei fiori, con la giovane età delle ancelle e la
chiarità dei loro sai, candido preludio alla venerata
icona della
Vergine di Corsignano.
Appena rischiarata dai tedofori, essa avanza, portata a spalla dalle varie maestranze del lavoro.
Conclude il corteo il popolo, che alle avversità della vita contrappone la forza della fede, sua unica speranza. E al Cielo grida la sua supplica invocando Maria, Donna del Paradiso, con la sua umile ed accorata preghiera:
“Sotto la Tua protezione cerchiamo rifugio, Santa Madre di Dio, non disprezzare le suppliche di noi che siamo nella prova.
E liberaci da ogni pericolo, o Vergine gloriosa e benedetta. Così sia.”
(Testo da "Il Corteo storico" edito a cura della Pro Loco)
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