IL FOLCLORE E IL CORTEO STORICO
IL FOLCLORE E IL CORTEO STORICO

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Corteo Storico - Alabardieri con Tamburino

          
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IL FOLCLORE

 

I falò di
S. Antonio abate
(17 gennaio)

Gli altarini
di S. Giuseppe
(19 marzo)

La festa di
S. Antonio da Padova
(13 giugno)

Il Corteo storico
(Agosto)

La festa patronale della
 Madonna di Corsignano

(19 Agosto)

  
     Il giorno 17 gennaio, nel rispetto di una antica tradizione, ricorre la festa S. Antonio abate.
Qualora tale ricorrenza cada in una giornata infrasettimanale, i grandi festeggiamenti hanno luogo la prima domenica successiva. In questo  giorno, si  accendono grandi falò intorno ai quali, nei caratteristici "pegnatìdde" vengono poste a cuocere le  "caprjéte" (sono grosse fave), mentre in altri tegami si cucinano delle succulente braciole fatte con carne di cavallo.
E' consuetudine offrire agli ospiti un piatto di caprjéte accompagnate da olive verdi, ed un bicchiere di buon vino rosso.  In tempi meno recenti, attorno a questi fuochi si improvvisavano musiche e balli popolari.
Le ceneri dei falò, una volta, venivano sparse nei campi per invocare la protezione del Santo. 
Il 17 gennaio, come ci ricorda il detto popolare dialettale: "Sand'Andunje mascechere e sune" è anche il primo giorno di carnevale.


     Il giorno in cui ricorre la festa di S. Giuseppe (19 marzo) diversi fedeli, per onorare il Santo e  festeggiarne la ricorrenza, come da antica tradizione  allestiscono presso le proprie abitazioni un altarino con  la statua (o una immagine) di S. Giuseppe.
Dopo la benedizione non mancano gli spari di fuochi pirotecnici, resi possibili dalla offerte raccolte tra i parenti e i vicini.
Durante l'intera giornata si assiste ad un continuo andirivieni di persone che con grande devozione visitano i diversi altarini.
I padroni di casa offrono minuscoli taralli (i taralli di S.Giuseppe) o piccoli pani benedetti.
Negli ultimi anni questa tradizione è andata sempre più affermandosi tra i numerosi devoti del Santo.

  
     La festa di S. Antonio da Padova  inizia il sabato sera quando la statua del Santo, in processione, viene portata dalla Chiesa del Crocifisso (Frati Cappuccini) alla vicina cala omonima; imbarcata su un peschereccio e seguita da numerose  imbarcazioni, inizia il suo viaggio per mare che si conclude in Cala Porto.
All'arrivo, dopo una breve cerimonia,  viene sbarcata e portata  nella vicina piazza Porto. Ed è proprio qui che il Santo riceve il più alto tributo di devozione e di fede popolare, prima di essere trasferita in Cattedrale.
Il giorno successivo ( la domenica) sempre in processione e seguita da numerosissimi fedeli, fa ritorno alla Chiesa del Crocifisso.












 


   Il corteo storico, che ogni anno si svolge il sabato che precede la grande festa patronale, è organizzato dalla Pro Loco e rievoca due importanti avvenimenti storici del passato. La prima edizione si svolse nel 1966. Ogni anno migliorato ed ampliato, si ripropone alla curiosità e interesse delle tantissime  persone che, lungo il percorso, assistono al suo passaggio.
Partecipano alla sfilata, tra il suono delle trombe ed il rullare dei tamburi, più di 150 figuranti in costume, preceduti dagli sbandieratori di un ben noto gruppo folcloristico salentino.
E' ormai diventato un appuntamento al quale non vogliono mancare né i giovinazzesi né  i numerosi forestieri che ogni anno assistono, sempre più numerosi, a questo grande evento rievocativo.





 


     I solenni festeggiamenti in onore della Madonna di Corsignano, Patrona di Giovinazzo, si svolgono la prima domenica dopo il 15 agosto. E' senz'altro la più sentita ed importante anche se sino a pochi decenni fa la festa della Madonna delle Grazie, Protettrice degli edili, era altrettanto importante.
I festeggiamenti  iniziano già alcuni giorni prima e raggiungono l'apice la sera della domenica con la solenne processione  della edicola in argento che racchiude l'icona bizantina.
Dopo un breve giro nel centro storico e in piazza Vittorio Emanuele II il quadro della Vergine, seguito devotamente da una moltitudine di fedeli, ritorna in Cattedrale.
Musica in piazza e fuochi pirotecnici concludono festosamente la serata.




 

 

 


 

 

 

Nel 2015 la festa si terrà il giorno 14/6

Nel 2015 la festa si terrà il giorno 22/8

Nel 2015 la festa si terrà il giorno 23/8

 


IL CORTEO STORICO

 

Dipinto del Bernich


E. Bernich (Sec. XIX)                  

Vuole la leggenda che nel lontano 1187 un crociato di nome Gereteo donò alla chiesetta del casale di Corsignano una sacra immagine della Madonna che, tornando dall'Oriente, aveva preso da un tempio di Edessa.

E in quell'umile luogo di culto, sperduto in un mare di ulivi, l'icona della Madre di Dio si rivelò fonte di grazie e di speranze.

Tra i tanti eventi miracolosi che la Fede le ha attribuito rimane memorabile il Miracolo della Pioggia, che pose fine ad un disastroso periodo di siccità. D'allora il popolo la chiamò “la Madonna dell'Acqua” e in seguito la elesse sua Patrona. Sul finire del Seicento il vescovo Alfieri stabilì che la miracolosa icona fosse definitivamente traslata dal lontano casale di Corsignano alla Cattedrale. Tale decisione era motivata dalle precarie condizioni di sicurezza della campagna e dalla ferma volontà del popolo che voleva l'icona della sua protettrice solennemente collocata sull'altare maggiore della Cattedrale.

E' quest'ultimo episodio, avvenuto tre secoli or sono in piena dominazione spagnola, che il Corteo, nella sua prima parte, cerca di far rivivere.

Corteo Storico - Cavaliere con il gonfalone
La sfilata è iniziata dagli araldi che con argentee chiarine e con rullare di tamburi annunziano alla cittadinanza il festoso evento.

Segue, a cavallo, l'alfiere con il gonfalone dell'antica e gloriosa Juvenatium.

Indi avanza, con incedere lento, una rappresentanza delle famiglie nobili dell'epoca, giovani dignitari in vivaci e variopinti costumi di foggia spagnola.

Subito dopo le graziose vallette con i colori dell'Universitas.

E ancora le congregazioni religiose con i rispettivi gonfaloni: giaIlo quello della Purificazione (vulgo Gialuid), azzurro per la Madonna di Costantinopo!i, verde la Madonna degli Angeli, marrone S. Francesco da Paola, rosso la Trinità, giallo-oro S. Michele, bianco per l’Arciconfraternita del Santissimo e bianco e nero quella del S.S. Rosario.

A queste si aggiungono altre bandiere. Dapprima sfila l’insegna di monsignor Agnello Alfieri, vescovo di Giovinazzo per grazia di Dio e volontà di papa Clemente X; poi la bandiera di Terra di Bari, ottava provincia del Regno di Napoli, ed i colori del Capitano del Popolo.

Per ultima l’insegna araldica del feudatario Niccolò Giudice, figlio di Domenico Giudice, principe diCorteo Storico - Il Duca con la Duchessa Cellamare e per decreto di re Filippo IV duca di Giovinazzo.

Scortano l’insegna aitanti alabardieri che aprono il passo al corteo ducale in cui risaltano la fine bellezza delle nobili dame e l’austera figura del duca Domenico Giudice con la moglie Costanza Pappacoda.

Segue la corte che conclude la prima parte del corteo, in una elegante parata di acconciature, perle, sete e merletti, respiro barocco di tempi lontani e di un momento di gioia, quale indubbiamente dovette essere per Giovinazzo la traslazione in Cattedrale della sacra icona della Vergine di Corsignano.

Se la prima parte ha il colore festoso dei giorni di giubilo, la seconda, ambientata in epoca medievale, ricorda periodi cupi di fame e carestia per una lunga e terribile siccità.

In tale circostanza il popolo affidò le sue speranze alla Vergine Maria e, penitenzialmente, portò in processione la sacra icona.

E il miracolo avvenne: una pioggia provvidenziale cadde copiosa, a ciel sereno, ponendo fine alle tante sofferenze. I nobili, con saio penitenziale e le rispettive insegne, iniziano la seconda parte del corteo. Si riconoscono i blasoni dei Braida, Chiurlia, Framarino, Sasso, De Risis, Saraceno, Vernice, Volpicella, Sagarriga, Lupis.

Seguono, nell'ordine, gli alfieri con i vessilli di antiche dinastie; gli uomini d'arme, difensori della Città: lancieri, balestrieri, armigeri; i dignitari dell'epoca; Boni et Nobiliores Homines: giudici, protontino, signator, catapano.

Il parroco del casale di Corsignano, don Erasmo Fanelli, ed il leggendario crociato Gereteo; i nobili penitenti con una selva di candele simboleggianti la preghiera che sale al cielo a perorare la grazia.

E la grazia arriva: un verde e fiorito tappeto simboleggia la terra tornata fertile e rigogliosa dopo la miracolosa pioggia. E' un segno di vibrante vitalità che il gruppo seguente rafforza con la gaiezza cromatica dei fiori, con la giovane età delle ancelle e la chiarità dei loro sai, candido preludio alla venerata icona della Vergine di Corsignano.

Appena rischiarata dai tedofori, essa avanza, portata a spalla dalle varie maestranze del lavoro.

Conclude il corteo il popolo, che alle avversità della vita contrappone la forza della fede, sua unica speranza. E al Cielo grida la sua supplica invocando Maria, Donna del Paradiso, con la sua umile ed accorata preghiera:

“Sotto la Tua protezione cerchiamo rifugio, Santa Madre di Dio, non disprezzare le suppliche di noi che siamo nella prova.

E liberaci da ogni pericolo, o Vergine gloriosa e benedetta. Così sia.” 

(Testo da "Il Corteo storico" edito a cura della Pro Loco)



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