LA CHIESA DI S. MARIA DEL CARMINIELLO
La chiesetta del Carminiello, che si affaccia sulla omonima via, volgarmente detta via della cappella e attualmente via Papa Giovanni XXIII, esempio di notevole interesse storico-artistico in quanto importante esempio di architettura sacra seicentesca, è stata recentemente vincolata in base all'art. 4 della Legge n. 1089 dell'1-6-1939 dal Sovrintendente per i beni ambientali architettonici, artistici e storici della Puglia, arch. Riccardo Mola. La chiesetta di non grandi dimensioni sorgeva nelle immediate vicinanze delle mura della cittadina, attualmente è stata inglobata nella città per l'espansione urbanistica.
Molti sono passati davanti alla chiesetta, ma, pochi certamente si saranno soffermati ad osservare, sia pure per qualche istante, la facciata di questo piccolo Tempio che già da tre secoli sorge nella sua mole massiccia, su quella striscia di spiaggia, un tempo deserta, ove spesso si impaludavano le acque, quindi luogo tristemente famoso per questa e per altre ragioni che diremo.
Prima che sorgesse l'attuale Chiesa, esisteva sul luogo stesso ove ora trovasi la sagrestia, una Edicola di discrete proporzioni, misurava circa otto metri quadrati di base per tre metri di altezza ed aveva tutti i caratteri di una cappella funeraria; di qui certamente l'origine del nome volgare dato alla via.
Non vi sono documenti, né esiste alcune data, né tampoco i nostri scrittori di storia patria accennano a questa parte molto più antica che in seguito venne a formare un tutt'uno con la chiesa attualmente esistente. Da un esame stilistico la costruzione doveva essere tre secoli più antica della Chiesa facendola risalire cioè al XIV° secolo.
L'interno architettonicamente era molto semplice: una volta a botte leggermente schiacciata in chiave e poggiante su quattro pareti molto spesse. In compenso aveva i muri dipinti a fresco con figure di santi e graziose decorazioni: pitture forse di maestri locali ma di scuola trecentesca. Ma ciò che maggiormente destava interesse, era che sulla parete interna opposta alla facciata, erano ricavati diversi colombari, molto simili agli ossari. Tutto ciò ci autorizza a pensare che detta Edicola sia servita al conforto dei condannati alla forca, una delle quali sorgeva proprio in quelle vicinanze e certamente in un vasto piazzale antistante l'Edicola. Pare che questi infelici nostri concittadini ricevessero qui gli ultimi Sacramenti per cui, dopo un certo periodo, i resti mortali erano raccolti e pietosamente deposti in dette urne.
Dell'esterno non abbiamo alcuna idea poiché incorporata la cappella alla Chiesa, si rifece la facciata.
Oggi purtroppo è scomparso anche l'interno, demolito anni or sono, per dare posto ad una sala ed una più comoda sagrestia. Resti comunque il ricordo di questo piccolo brano di storia artistica cittadina.
E veniamo a parlare della Chiesa tuttora esistente di recente restaurata e che presenta delle caratteristiche interessanti nella sua facciata principale.
È certo che l'inizio della costruzione risale al settembre del 1638, poiché il 17 di questo mese, il Vescovo del tempo, Monsignor Carlo Maranta, vi posò la prima pietra e pare che poco prima della fine di detto anno essa fu benedetta, intitolandola a S. MARIA DEL CARMELO, SAN GIUSTO MARTIRE, SAN FILIPPO NERI e S. CARLO BORROMEO; così come si può rilevare dalla iscrizione che trovasi lungo la fascia del fregio che orna la trabeazione.
A questo punto desideriamo fare osservare alcuni particolari che destano una certa curiosità. Alla fine della iscrizione citata si legge precisamente: ... "Excitavit Extruxit Erexit Anno Domini 1641". Questa data indica l'incitamento alla costruzione oppure il completamento di essa? Inoltre sulla piccola porta laterale, sopra la seconda cornice vi è una pietra di piccole dimensioni su cui si legge: "M. loannes Nicolaus Ranerius Fieri Fecit". Ma di ciò non abbiamo a pensare gran che, in quanto sappiamo, sia dalla iscrizione del fregio che dai nostri cronisti, che un certo mastro Nicola Raniero, cittadino giovinazzese, fu il costruttore e forse in parte anche oblatore. Come si spiega però la data ANO DNI 1636 posta subito a destra della porticina della sagrestia? E concludiamo facendo una breve descrizione della Chiesa cercando di spiegarci questi e gli altri interrogativi che seguiranno.
L'interno non presenta nulla di eccezionale, essendo una comune costruzione con la volta a botte poggiante su massicci pilastri impostati con archi e tompagnati. Una cornice a toro divide la volta dalle pareti laterali. Sulla parete di fondo si eleva l'altare, il quale non offre alcun pregio artistico.
La facciata principale esterna denota al contrario uno spiccato gusto rinascimentale nonostante l'età baroccheggiante. Essa è divisa in due piani dall'ampia trabeazione nella cui fascia è riportata una lunga iscrizione in parte illeggibile di cui si è fatto cenno. La muratura a bugnato basso, dà un certo senso di architettura quattrocentesca come pure la cornice molto aggettante. Sulla parete superiore si apre una semplice finestra, mentre al pianterreno la porta principale ha un magnifico architrave intagliato poggiante su stipiti anch'essi con bella scorniciatura. Sull'architrave è ricavata una lunetta a muratura grezza incompleta in cui certamente dovevano inserirvi un bassorilievo od un affresco.
Ancora più interessante è la parte della sagrestia, ove la facciata si abbassa portandosi all'altezza della trabeazione. Qui si apre una piccola porta, a stento transitabile da un uomo di normale statura, il cui architrave forma un tutt'uno con gli stipiti per cui l'intaglio ricavato sull'architrave prosegue fino a terra. Su questa porta però si nota, cosa strana, una cornice troppo lunga rispetto all'architrave, mentre a distanza di una sessantina di centimetri più in alto vi è un'altra cornice della medesima lunghezza ma di fattura più semplice; sopra questa è inserita una pietra rettangolare con la iscrizione citata ed una piccola nicchia quadrata. Infine sulla destra della piccola porta trovasi la data 1636 mentre sulla sinistra sopra una specie di acquasantiera comunicante all'interno mediante una stretta feritoia vi è scritto con i medesimi caratteri "Elemosina". Altre due acquasantiere simili alla precedente si trovano pure ai due lati della porta della Chiesa.
Da tutto ciò possiamo desumere che il nostro mastro Raniero avendo in mente la edificazione della Chiesa e non avendo fondi sufficienti, pensò in un primo tempo di abbellire l'antica cappella esistente con la piccola porta ora della sagrestia, apponendo al lato l'acquasantiera con su scritto elemosina, la quale mediante la feritoia lasciava cadere nell'interno l'obolo dei fedeli. La data "Ano Dni 1636" dovrebbe indicare appunto l'inizio della raccolta dei fondi necessari per la costruzione della futura Chiesa.
Circa le due cornici più lunghe della piccola porta, si deve pensare che esse appartenevano all'antica cappella, trasportata poi sulla nuova facciata. La data indica effettivamente l'inizio della nuova Chiesa ed è senz'altro accettabile perché documentata. Mentre quella del 1641 dovrebbe indicare il definitivo completamento della costruzione e non c'è da meravigliarsi che quando fu incisa la lunga iscrizione vi fu lasciato lo spazio per contenere questa data scolpita poi a costruzione ultimata.
È evidente l'interesse storico e artistico che, questo Tempietto, suscita allo studioso, al turista e al curioso passante.
Con la costruzione della chiesa S. Giuseppe, e con la sua erezione a parrocchia, la chiesa del Carminiello ha dovuto soccombere ed è stata un po' abbandonata, tanto che per parecchio tempo è stata adibita a deposito di oggetti pertinenti le attività di formazione religiosa.
E si deve al vivo interessamento dei parroci don Michele Fiore, prima e dell'attuale don Lello Cagnetta se l'Assessorato regionale ai LL.PP. ha stanziato la somma di L. 70 milioni per i necessari lavori di riparazione, lavori che stanno per essere ultimati. Successivamente la chiesa, secondo il programma del parroco don Cagnetta, sarà adibita a serbatoio culturale col creare una sala per la biblioteca per la zona e un ampio auditorium per conferenze, dibattiti e audizione di musica classica.
da
"Il Nuovo Tocco del Bombaun" Anno II N. 1
(gennaio
1986)