STORIA PATRIA
 

LA CHIESA DI S. FELICE

             Questa chiesa pare che sia stata una delle prime e delle più vetuste della nostra città.

Essa venne edificata dai primi credenti ad onore del sommo Dio, sulle rovine, come vuolsi, d'un tempio pagano dedicato alla dea Venere; e fu consacrata sotto il titolo di S. Felice vescovo e martire, il quale venne qui nelle Puglie martirizzato, e propriamente a Venosa come dicemmo. Secondo la opinione di taluni fu dessa eretta sin da' tempi di Costantino il Grande; e di questo parere è il nostro cronografo Bisanzio Lupis, il quale dice: "la prima ecclesia edificata e consecrata a Iesu Cristo in Iovenazo non si sa con esattezza; ma la prima fonte di battezzare fu quella di Santo Felice ...come si pare da una bolla seu concessione dell'Imperatore Costantino nell'anno quarantesimo nel suo impero". E ben si appose, non in quanto al documento che cita ritenendolo egli assolutamente e senza dubbio veruno come cosa di Costantino, il che non apparisce tanto chiaro quant'è si crede; ma piuttosto in quanto alla verità del fatto, sendo cosa più che certa non solo la esistenza antichissima di questa chiesa di S. Felice, ma benanche lo essere ella stata, giusta la tradizione de' vecchi ed altri documenti, la nostra primitiva cattedrale. Ed in cosiffatta opinione ne riferma e ne conforta vie meglio un fatto in parte tuttavia permanente, riferita dal medesimo B. Lupis e dagli atti di S. Visita del Briziano, quale è quello che uscendosi dal capitolo cattedrale in processione ne' giorni delle rogazioni, cantando le Litanie maggiori, si va dal vescovado alla ecclesia, cioè lo vescovado, la messa delle ceneri è cantata dai cappellani e preti di Santo Felice. Credo sia per antiquità tale preminenzia, conchiude il succenato Lupis. Ma con più di ragione altri ritengono tal cosa essersi praticata in memoria dell'essere stata essa la primitiva cattedrale; non altrimenti che per lo stesso motivo si usa ciò fare anche con l'altra di S. Giovanni e Paolo, che di certo fu pure nostra cattedrale. E ciò concorda eziandio con le espressioni usate nella bolla di Giovanni III a Pancione, e con lo stesso Ludovico Paglia, il quale tal  fiata chiama vescovile la detta chiesa di s. Felice. Ma checché ne sia di sua primitiva origine, l'è certo aver avuto essa sempre battesimale; onde cessata di essere la maggior chiesa; com'io mi chiedo, prima del mille, si è quind'innanzi mantenuta parrocchiale sino ai nostri giorni senza interruzione, tranne nel decennio militare francese, lorché quel parroco di allora Antonio de Ninno, per breve tempo passava  nella  chiesa vastissima de' Domenicani stati poc'anzi soppressi; di dove ben presto se ritornava al nido natio. Questa chiesa è sita ad un capo della città ad ostro, presso le mura, iuxta muros. Costruita di non dispiacevole architettura,  a tre navate di mezzana grandezza, serbava ad un di presso la sua  pristina figura attraverso la catena in tanti secoli, tuttoché più volte rifatta, e quasi riedificata, verso il 938 da Cinnamo Spatario, che vi aggiunse degli ospedali, e nel 1702 da fra Giacinto Chiurlia che, a spese proprie e del primicerio Buonomo la restaurò, rispettiva, e di bei nuovo la consacrò. Poco di poi più elegantemente adornata dal parroco Michele Marziani, si ebbe il novello altare maggiore, a cui lati veggonsi le armi di nostra casata.

Sonovi altri quattro altari con cappelle e benefici corrispondenti il primo del Santissimo  Sacramento, a destra nello entrare; quivi é il sacro ciborio con decente tabernacolo. Altare semplice ed elegante l'è desso, denominato pure della SS. Trinità, per averne la confraternita che sotto tal titolo vi è in detta chiesa, entro di un grande nicchio su di esso, le immagini vivamente scolpite, rappresentanti il grande mistero dell'augusta Triade; e presso del medesimo altare i confratelli hanno sepolcro con lapide su cui è segnato:
   

SEPULCHRUM CONFRATRUM ET
CONSORUM
SANCTISSIMAE TRINITATIS

1775

Il secondo de' SS. Nicola, Girolamo ed Eligio; cappella antichissima di iiuspatronato del capitolo cattedrale, che ha dovuto forsi ritenere sin da quando era allogato in questa chiesa, col diritto di nominarsi dalle dignità di esso parecchi cappellani e beneficiati. Non mancarono lasciti al prelodato capitolo per mantenere più decentemente il detto altare e le lampade accese. Al medesimo vennero assegnati pure altri benefizii, e fra essi uno fondato da Bartolomeo de Pavonibus, passato quindi ai de Turcolis e, questi estinti, ai Volpicella.

Il terzo del SS. Rosario, prima S.M. della Neve; è il primo a sinistra, pertenente alla compagnia del SS. Rosario; oggi è patronato de' signori Siciliano, che in più elegante forma ne rifecero la cappella, giusta epigrafe scolpita dal lato destro in uesta maniera:
   

D.O.M.
SACELLUM HAC DE FAMILIA SICILIANI
DEIPARAE VIRGINI SUB INVOCATIONE ROSARII
NEC NON DIVO DOMINICO DICATUM
MULTIS ABHINC ANNIS FERE DIRUTUM
D. IO MARIA D. IOSEPH ET RDVS D. DOMINICUS FRATRES DE SICILIANI
PULCHRIORI FORMA REPAREVERUNT
ANNO DOMINI MDCCLVII

L'ultimo quello dello Concezione, da cui prende titolo il collegio di otto sacerdoti cappellani, aiutanti del rettore-parroco, i quali servono la parrocchia officiando ed amministrando i Santi Sacramenti; del quale capitolo e delle fasi diverse da esso subito favelleremo quando si farà parola del clero in generale. Questo altare venne eretto nel 1757 da Leonardo Rodogni che fondò la cappellaneria sotto il medesimo titolo dell'Immacolata Concezione, dotandola di correlativi benefizii; e fu restaurato e decentemente ornato nel principio di questo secolo da un suo nepote, il nobile uomo Giuseppe Donnanno, secondo apparisce da vari documenti e da una lapide su cui va scolpita le seguenti iscrizioni.
   

A.D.
MDCCLVII
LEONARDUS RODOGNI
CAPPELLAM HANC ET ALTARE
B.M. V. SS. CONCEPTIONI
DICATUM
ATQ. HEIC SUPULCRUM QUO IACET
EREXIT
HINC EIUS PRONEPOS AC HARES
ARAM RESTAURAVIT
IOSEPHUS DONNANNO
MDCCCXVIII A.D.

Parecchi sepolcri gentilizi, di moltissimi che vi erano, si veggono tuttora in questa chiesa, e sono delle più specchiate famiglie patrizie, le quali avevano dotato di vari benefizii le diverse cappellanie di essa chiesa. Fra questi gentilizii si distinguono, quello de' nobili confratelli del monte di pietà col titolo: Sepulcrum confratrum montis pietatis MDLXXIII; quelli de' Turcolis, de' Pavonibus, de' Maramaldi, e Spinelli colle armi delle loro casate; e più recentemente quelli  de' Rodogni-Donnanno presso la cappella della Concezione, e dei Siciliano vicino la loro cappella del SS. Rosario, con il seguente modesto titolo scolpito sulla lapide sepolcrale:
   

SEPULCRUM
DE
FAMILIA SICILIANI
A. MDCCLXXIX. D.

Questa chiesa ha de' mediocri dipinti ma non sono certamente di autori, forse qualche cosa di meglio si osserva nelle statue rappresentanti i misteri della passione dolorosa del Cristo, ed in quella di Maria Immacolata assai bene espressa e meglio atteggiata, posta sull'altare della cappella dello stesso nome.

    Ripreso dal Marziani "Istoria di Giovinazzo"

  

     da "Il Nuovo Tocco del Bombaun"   ANNO  II  N.  4
         (aprile 1986)

 

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LA CHIESA DI S. FELICE

 

Nel 1987 ebbi a scrivere in una breve scheda della Chiesa di S. Felice: «controverse la data di fondazione di questa antichissima parrocchia e l'individuazione del santo titolare. Discutibile la sua ingloriosa fine... È uno dei tanti misteri sacri della Chiesa Giovinazzese...».

Di essa si conoscono le tappe storiche significative, ma si ignorano ancora le vere ragioni, la sua nascita cristiana.

Tutti gli storici cittadini ne hanno decantato l'importanza grave e indubbia per la stessa paleocristianità locale.

Lo storico don Luigi Marziani, del quale di recente i suoi nobili discendenti hanno «recuperato» la seconda mutila parte delle «Istorie della città di Giovenazzo» - attendiamo di conoscere il contenuto inedito - apre il Capo VIII del suo primo volume, dedicato alle Chiese, descrivendo la Chiesa di S. Felice:

«Questa Chiesa par che sia stata una delle prime e delle più vetuste nella nostra città. Essa venne edificata dai primi credenti ad onore del sommo Dio, sulle rovine, come vuolsi, d'un tempio pagano dedicato alla dea Venere, e fu consacrata sotto il titolo di S. Felice vescovo e martire...».

Volutamente tralascerò di parlare della supposta tesi che la vuole primitiva nostra Cattedrale e della copia della famosa Bolla (anno 951 ?) inviata dall'arcivescovo Giovanni di Bari al chierico Pandone, figlio del giudice imperiale Cinnamo Spatario o Spata; a questi si deve la riedificazione della fabbrica stessa (anno 938).

Sono delicate e complesse questioni storiche che non possono essere «liquidate» in un foglio, anche per la solita mancanza della documentazione originale; questa andò distrutta dal violento incendio subito il 15 gennaio 1691 dallo stesso tempio.

Di certo fu tra le prime chiese ad essere edificate nella seconda metà del 1° millennio dell'Era Cristiana nella nostra «Iuvenatium».

Sita in prossimità delle mura normanne - definitivamente abbattute negli ultimi trent'anni del secolo scorso -, era officiata in origine da clero greco-bizantino ed era contenuta tra due antichi ospedali, detti anche xenodochi, da un Monte di Pietà, da un angusto carcere e da un grande cimitero.

Se l'anno 1691 segna l'inizio della fine di questo glorioso tempio cristiano, il 1878 determinò, in occasione del surriferito diroccamento dell'ultimo settore di mura a mezzogiorno, gravissime lesioni e la chiusura al culto della chiesa.

Purtroppo, durante il vescovato di mons. arcivescovo Gaetano Rossini (1867-1890), non solo non venne riparata per appena duecento lire (la perizia dell'ing. Buquicchio prevedeva un intervento globale di lire 400), ma dal detto prelato venne venduta al Demanio nel 1890, cioè un secolo fa.

Infine, nel 1911, mons. Pasquale Picone (1895-1917) la cedette all'Amministrazione Comunale di Giovinazzo per dar spazio alla costruzione di un pubblico mercato coperto.

In questa tristissima circostanza vennero definitivamente svuotati i numerosi e antichi sepolcri esistenti dei poveri resti mortali.

Lo stesso Sindaco, dott. Giuseppe Palombella, per la circostanza tenne una dotta relazione, curò il pietoso trasloco su carri delle salme al cimitero e la pubblicazione di un opuscoletto a perpetua memoria. I tempi non cambiano!

Attualmente dell'insigne Collegiata e Parrocchiale Chiesa non vi è più traccia importante nella sua struttura muraria, se non la personale speranza di vedere il suo suolo sacro restituito a nobile causa.

Sono stati ripresi finalmente i lavori di ristrutturazione, sotto la direziono qualificata dell'ing. prof. Ezio de Cillis, dell'edificio destinato a Sala Congressi e Convegni - spero che tale utile e necessario contenitore socio-culturale non venga «trasformato» incautamente dall 'amministratore comunale di turno!

A proposito mi auguro, anche, che la piazzetta antistante sia sgombrata dai veicoli piccoli e grossi (a volte non è possibile transitare!) e che si possa provvedere urgentemente a spostare dal sito due antigienici cassoni della N.U. sempre abbondantemente ricolmi di rifiuti di varia natura e origine.

Dell'antichissima chiesa «iuxta muros» lo storico cinquecentesco Bisanzio Lupis scrisse: «La prima ecclesia edificata e consecrata a Jesu Cristo in Jovenazo non si sa con esattezza, ma la prima fonte di battezzare fu quella di Santo Felice ... ».

Per la cronaca storica desidero precisare che alcune opere della distrutta Chiesa di S. Felice sono custodite e visibili nella bella e centrale Chiesa Parrocchiale di S. Domenico.

Lo stesso fonte battesimale (forse del sec. XVI) molto elegante e semplice, è collocato nella prima Cappella alla sinistra dell'ingresso principale.

Nella sagrestia vi è il bel dipinto della Madonna del Rosario in trionfo, opera del pittore giovinazzese Saverio de Musso (sec. XVIII).

Forse altre opere minori, cedute ai Padri Domenicani prima e alla Parrocchia dopo, provengono dalla sfortunata chiesa di S. Felice.

Di grandissimo significato artistico è la famosa pala raffigurante il «S. Felice vescovo in cattedra» collocata sulla parete, a sinistra, dell’altare maggiore. Il prezioso dipinto attribuito al grande Lorenzo Lotto, pittore veneziano (1480-1556), era contenuto in origine nel trittico comprendente le immagini di S. Antonio confessore e di S. Nicola da Tolentino.

Purtroppo lo stesso trittico andò distrutto dal detto incendio del 1691 e solo in parte poté essere recuperato.

Nel lavoro dedicato alla Parrocchia S. Domenico, curato dalle alunne della III B della Scuola media «Buonarroti» di Giovinazzo nell'anno scolastico 1975-76 e brillantemente  guidato  dalla prof.ssa Anna Maria Volpicella Vacca, si legge testualmente: «La pala fu commissionata al pittore veneto da alcuni giovinazzesi e consegnata loro il 1542 tramite messer Aluise Catalan, mercante da Barletta, dietro pagamento di trenta ducati. Il manoscritto autografo di Lorenzo Lotto, conservato nell'archivio della S. Casa di Loreto, cita il trittico di cui faceva parte questo dipinto».

Nel 1988 ho rinvenuto tra le polizze del Capitolo della Cattedrale, del sec. XVII, una interessante documentazione, datata 1667 dicembre 9, Giovinazzo (A.D.G., fal. 10-fasc. 37, doc. 787 b, in fondo Archivio Capitolare), nella quale vi è la copia del testamento del 28 giugno 1542 di don Matteo de Grassis redatto dal notaio Raffaele Gilao e contenente tra le altre disposizioni «...per il legato dell'Icona dell'altare maggiore della Chiesa parrocchiale di S. Felice, appare chiaramente e si vede hoggi essersi adempiuto ..., dieci ducati lasciati da detto testatore all'ospedale dell'Annunziata seu di S. Clemente accanto la chiesa parrocchiale di S. Felice, per la compra di tanti letti per l'infermi di detto hospidale..., qual sacristano sia tenuto allumare una lampada avanti l'altare della Cappella del Glorioso S. Gerolamo costrutto per esso testatore (in S. Felice)...».

Forse, a mio parere, fu la devota e pia disposizione del detto don Matteo de Grassis ad arricchire con l'opera del Lotto il patrimonio artistico cittadino nell'ormai lontano anno 1542.

Della perduta chiesa ancora oggi sopravvivono due nobili sodalizi pio-laicali: l'Arciconfraternita del SS. Rosario (già S. Domenico), fondata nel 1571 e la Confraternita della SS. Trinità eretta nel 1609 (quest'ultima aderirono con spirito cristiano i miei cari antenati).

Entrambi operano nella storica e bellissima Chiesa dello Spirito Santo sotto l'attenta responsabilità spirituale di mons. Michele de Santis, ultimo Prevosto della insigne Collegiata Chiesa.

Per la memoria storica ho voluto allegare al presente foglio una foto, risalente a circa mezzo secolo addietro, allorquando la bella statua della Madonna del SS. Rosario fu portata processionalmente nella Chiesa di S. Felice, già mercato coperto.  

Interno dell'ex chiesa S.Felice con statua della Madonna del Rosario

Forse qualche amico lettore potrà in esse riconoscersi o individuare propri congiunti e ritornare teneramente indietro nel tempo e in quel luogo santo.

Ai giovanili ricordi, ai tanti giochi semplici e ai primi amici d'infanzia è rivolto il mio pensiero attraverso questo modesto scritto, che vuole essere omaggio doveroso anche a quanti, con la propria passata attività commerciale sul suolo benedetto dell'antichissima chiesa, hanno acceso in me i primi sentimenti di amore sincero verso «ciò che non è più», ma che è fortemente parte integrante della nostra cultura, della nostra gloria plurimillenaria.

Per meglio trasmettere le emozioni documentarie ho inteso riportare di seguito la trascrizione integrale dello «Stato della Chiesa Parrocchiale di S. Felice», tratta dal II volume della Santa Visita del vescovo Giuseppe Orlandi (1752-1776), relativa all'anno 1754-55.

Foglio 170 e successivi

«Stato della Chiesa Parrocchiale di S. Felice di questa città di Giovenazzo sotto la direzione di me sottoscritto Parroco D. Giuseppe Panieri.

La Chiesa Parrocchiale, di S. Felice di questa città di Giovinazzo, che è sita tra l'ospedale vecchio e nuovo ed il muro di detta Città non consta, quando sia stata edificata, si rileva però da una copia di Privilegio concesso alla detta Chiesa nel 941 dell'allora Vescovo di Bari per nome Giovanni il potere amministrare li S. Sacramenti e ciò a richiesta di Pantone figlio di Cinnamo Imperiale Spada; senza però sapersi se in quel tempo la medesima avea forma di Collegiata e come da credersi; deducendosi anche che una copia di Bolla spedita da Ludovico Forconio dell'Aquila vescovo di questa suddetta città nell'anno 1540 sotto il dì primo del mese di aprile, colla quale perché la Collegiata Chiesa di S. Felice tra le mura di detta città era divenuta miserabile per la tenuità delle rendite, le quali appena giungevano a ducati venti per ciaschedun cappellano, li quali diuque noctuque inservir dovevano alla detta Collegiata, annessò alcuni semplici Benefici alla massa comune, affinché potessero quelli comodamente sostentarsi.

In tale stato si mantenne detta chiesa sino all'anno 1567, nel quale anno regendo questa Chiesa il quòndam Ill.mo e Rev.mo Giovanni Antolinez Brizianos della Ribera questo, dando il total sistema alle chiese di questa suddetta Città, fra l'altre cose divise la medesima in più Parrocchie, fra le quali vi fu la erezione di detta Chiesa di S. Felice in Parrocchia, con assegnarle il suolo che comincia dal muro che dicesi del Porto per tutto quello detto di S. Salvatore e di la circumdandosi per il Celso sino alla Chiesa di S. Maria di Costantinopoli exclusive...

Il sito di detta Chiesa, come sopra si cennò è tra li due ospedali vecchio e nuovo: il prospetto di essa mira quasi l'occidente: tiene un atrio circondato da varie colonnette fra le quali vi è l'impersa de Signori Sagariga, li quali come filiani e benefattori di essa sono da cinquant'anni in circa a proprie spese lo fecero formare alla punta di detto atrio e propriamente vicino alla Porta piccola dalla man sinistra vi è il cemeterio: all'altra punta vicino all'altra porta picciola dalla man destra vi è un pozzo d'acqua dolce per comodo del pubblico ed allorché vi è scarsezza di acqua: questo pozzo assieme colla detta Chiesa, che si vede nello stato presente, fu rinnovata a tempo dell'Ill.mo quondam Monsignor Vescovo Frate Giacinto Gaetano Chiurlia. Dentro di essa Chiesa, che fu consacrata dal detto Monsignor Chiurlia alli 24 del mese di settembre del 1702, il di cui officio però coll'Ottavario si celebra alli 14 di ciaschedun mese di ottobre, si vede in capite l'Altar maggiore, ove oltre del tabernacolo in cui sempre si conserva la Sacra Piside, vi è un Quadro coll'effigie in mezzo di S. Felice Presbitero Martire, e dai due lati S. Nicolò Tolentino e S. Antonio confessore. Nella Cappella poi in cornu epistole vi è l'Altare vulgarmente detto del S. Monte della Pietà, in cui la principal effigie si è della Vergine Santissima sotto il titolo ad Nives e poi quelle di S. Eligio e S. Nicolò di Bari.

In tal Altare si reggea nel 1590 la Confraternita di detto S. Monte della Pietà composta di nobili ed Ecclesiastici, li quali oltre delle altre Pie opere che esercitavano, vestiti del sacco andavano per la città ogni giorno questuando per poi dispensare quelle limosine secondo loro veniva ingiunto dalle Regole.

Son già sessant'anni in circa che tal confraternita si vede abolita col essersi trasfuso l'obbligo avevano specialmente di assistere all'ospedale de Pellegrini forastieri al Paroco di detta Chiesa, col peso di pagarsi al medesimo delle rendite di detto S. Monte in ogni anno nel mese di decembre carlini trenta.

In cornu Evangelii del sopradetto Altar maggiore vi è un'altra Cappella sotto il titolo di S. Maria dello Rosario, in cui negli anni trascorsi anche vi era eretta una congregazione de Fratelli sotto il detto titolo del Rosario, che poi per la fondazione del Convento di S. Domenico di questa predetta Città fu suppressa con appropriarsi il detto Convento tutti li stabili e rendite di quella ascendente forse a più migliaia, secondo le traditioni degli attuali vecchi, di maniera che da quel tempo sin'ora non si vede altro in detta Cappella che il suo segno.

A man destra di detta Chiesa si vede l'altra Cappella sotto il titolo della triade Sacrosanta, ed in questa vi è eretta una Confraternita di persone laicali, la quale sotto il dì tre del mese di agosto del 1707 fu istituita auctoritate Episcopi e fu dichiarato il detto altare Privilegiato per tutti li fratelli e sorelle in virtù di Brevetto spedito sotto il Pontificato di Benedetto XIII di felice memoria e siccome si ravvisa dalla iscrizzione fatta nel Pilastro di detta Cappella.

Tiene fra gli altri pesi detta Confraternita quello di tenere diuque noctuque accesa la lampada nell'angolo di detta Cappella, sollenizare il dì Festivo della Triade Sacrosanta precedente Novena la Festività della Madonna Santissima dell'Incoronata...

Vi è a man sinistra un'altra Cappella, nella qual anticamente vi era l'Altare di S. Maria ad Nives, quale oggi si vede nel luogo come sopra ed in essa Cappella presentemente non si vede segno alcuno d'Altare e solo serve per ivi formare il sepolcro che si fa con tutta la proprietà della detta Confraternita.

In detta Chiesa e propriamente vicino la porta maggiore vi è il Battistero: il Sacrario è sito in un picciol camarinetto contiguo ad un altro dietro all'Altare della SS. Trinità, quale si conserva con chiave presso del Paroco.

Si numerano in essa Chiesa sette sepolcri cioè quello nella Cappella del Rosario per li Parochi e Cappellani, quello nella Cappella vuota serve per l'infanti; due altri si sepeliscono distintamente li fratelli e consorelle della SS. Trinità: vi è parimente l'altro sepolcro comune ai maschi e l'altro comune alle femine ed un altro a libertà del detto Paroco.

Dietro l'Altare maggiore vi è un coretto per comodo di detta Chiesa, a canto del quale vi è una ben comoda sacrestia, in dove suole anche radunarsi la detta confraternita nelle occasioni ed in essa vi è un picciol pozzo d'acqua per uso di detta Chiesa: a canto di detta sacrestia vi è un picciol atrietto che è proprio di detta Chiesa ch'è attaccato col sopradetto coretto.

Unita alla detta chiesa vi è una casa per comodo del Parroco, la quale consiste in tre camarini ed una picciol cucina e sopra di uno di detti camarini vi è un soprano: sotto di detta casa vi è un basso nel quale si cala per la scala del campanile ed ha una porta che corrisponde alle mura di detta città.

Sopra della detta casa vi è il campanile con una campana di rotola 137 che fu benedetta dal sopradetto monsignor Chiurlia nel mese di marzo del 1710 col nominarla S. Maria Nicola Felice...».

  

(dott.  Michele Bonserio)

da "Il Nuovo Tocco del Bombaun"   ANNO  VI   N. 1
  
        (gennaio 1990)