L’EDICOLA DELLA MADONNA DI CORSIGNANO

 (Ettore Bernich, Napoli 1901)

 

«Quando con lodevole pensiero la città si propose di festeggiare con maggiore pompa il centenario della Vergine di Corsignano, che cadeva nel 1888, compiendo cinque secoli da che fu proclamata patrona di Giovinazzo, si pensò pure di rinnovare la cornice d'argento del quadro, la quale per il disegno suo barocco mal corrispondeva allo stile bizantino dell'immagine. Da una apposita commissione fu pensato di rivolgersi agli artisti più conosciuti per opere congeneri, onde avere il disegno di una cornice di stile medioevale, che per ricchezza e fattura fosse degna della venerata Madonna. Vennero a tale oggetto raccolte oblazioni da ogni ceto di cittadini; ma allora non se ne fece nulla, essendo in quell'anno mancato il raccolto, e la popolazione trovandosi in disagio economico, ciò avvenne anche negli anni successivi. Soltanto dieci anni dopo si poté festeggiare con pompa grandissima il centenario, compiendo allora 510 anni da che era stata proclamata la Madonna di Corsignano protettrice e patrona della devota città. Una commissione di cui facevano parte cittadini di ogni ceto, nobili professionisti, artigiani contadini e specialmente marinai, con a capo il Sindaco e l'alto clero della Cattedrale compilò un programma di festeggiamenti; e si poté allora rinnovare la cornice, il cui disegno venne scelto ad unanimità da un'assemblea generale di cittadini tenuta nell'aula del Palazzo Comunale, il 1° maggio 1896. Il disegno scelto fu quello che presentai in concorrenza con altri valorosi artisti.

La cornice da me ideata è a foggia di un'edicola di stile romanico-pugliese della fine del secolo XII, e fu eseguita in argento vecchio con incrostazioni d'oro di diverse intonazioni, policromata di smalti e nielli. Mi ispirai per i motivi architettonici e decorativi agli esempi splendidi della regione pugliese, sorti così belli nell'epoca normanno-sveva, ingegnandomi di dare all'opera una intonazione tutta regionale. Il difficile lavoro venne affidato ad un bravo artista, scultore e incisore ed argentiere degno continuatore delle tradizioni del Cellini, come è il cav. Costantino Calvi di Roma, il quale adoperò tutta la sua valentia perché l'opera riuscisse come infatti riuscì. Egli tradusse il mio disegno in plastico, avendolo modellato tutto in cera colla collaborazione di alcuni valenti giovani formatisi nella scuola del museo artistico industriale di quella città, nel quale il Calvi è professore tra i quali mi piace rammentare il Tailetti romano. Lo scultore Eugenio Maccagnani di Lecce fu scelto da me per modellare i due angeli che sono sulle colonne, e gli altri che nella lunetta sorreggono la corona della Vergine, nonché i due alti leoni, e il mascherone dove sono collocate le lampade.

Il Maccagnani eseguì le due figure da rivaleggiare con quelle da lui modellate per il ciborio di metallo, che il valentissimo mio amico architetto conte Sacconi disegnò da pari suo pel santuario della Madonna di Loreto.

Feci il disegno dell’edicola per la Madonna di Corsignano dietro preghiera di alcuni signori e patrizi di Giovinazzo, componenti la commissione esecutiva per i festeggiamenti del centenario; tra i quali mi piace ricordare l'egregio sindaco Marziani, il cav. Palombella, il cav. da Conte e il sig. Fanelli. Questi due ultimi gentiluomini furono incaricati della sorveglianza del lavoro e più volte si portarono a Roma nello studio del Calvi. L'argento e l'oro per più decine di chili vennero ricavati in parte fondendo il metallo della vecchia cornice, in parte comperandoli. Anche i gioielli e le pietre preziose di cui era adorna la Vergine, vennero ricollocati con arte come si trovavano. Quelli specialmente di buona fattura e che per essere antichi erano più pregevoli, volli che venissero posti attorno al diadema della Madonna che vien dagli angeli sorretto, disegnato in stile bizantino.

Quanto al basamento su cui deve essere posta l'edicola quando è portata processionalmente per Giovinazzo, lo feci eseguire di legno da artisti locali, servendomi degli alunni intagliatori dell'orfanotrofio provinciale di cui era allora presidente il cav. Palombella. L'artista che presiedé a questo lavoro fu il Pagliara di Napoli, allora maestro d'intaglio nell'ospizio. Gli smalti e le dorature vennero fatti da artisti baresi.

La cittadinanza di Giovinazzo restò soddisfatta dell'opera, tanto che il Consiglio Comunale ad unanimità nella tornata del 4 ottobre 1897, decretava la cittadinanza onoraria all'architetto ed un encomio allo scultore, signor cav. Costantino Calvi.
   

da " 'u Tammurre " - Anno I   N.   5