MARIA SS. DI CORSIGNANO E LA MARINERIA GIOVINAZZESE

 

 Il 28 agosto scorso si è chiusa la mostra, allestita nella cripta della nostra Cattedrale, dei quadri, quei pochi rimasti, «EX VOTO» offerti alla Madonna per grazie o miracoli ricevuti.

Chi ha visitato la mostra avrà notato che la maggior parte, anzi la gran parte dei «miracolati» sono stati «marinai», i quali, una volta giunti «del pelago alla riva», come primo atto di riconoscenza e devozione alla Vergine Santa, oltre a recarsi in Cattedrale per il ringraziamento, si affrettavano a far immortalare in un quadro l'intervento mariano per donarlo in esposizione alla Protettrice, a tangibile segno del suo intervento.

E qui, per meglio intendere i concetti, ritorna propizia la precisazione da me fatta, in altra occasione, del termine «Marinai» o «Marineria» di Giovinazzo, della quale ormai non v'è più traccia, ma esiste solo il ricordo (Cfr. Il Nuovo Tocco del Bombaun - Anno II n. 7-8 pag. 9).

Ripeto sommariamente le idee per chi non le sapesse o non le ricordasse.

«I «Marinai» di Giovinazzo non erano né i pescatori, né marittimi, cosiddetti nella vicina Molfetta, i naviganti imbarcati su grosse navi da carico o su petroliere.

I nostri marinai costituiva invece a Giovinazzo quel ceto «chiuso», di cui facevano parte i proprietari-armatori, i capitani marittimi, i marinai e i mozzi, imbarcati su piccoli velieri o motovelieri di traffico, che mantenevano, in proprio o per conto dei noleggianti, il commercio con la opposta costa dalmata, albanese e greca.

Di essi, forse per le insidie del mare, forse per la fragilità delle piccole imbarcazioni (trabaccoli, bracciere, e qualche piccolo veliero con motore ausiliario) i componenti l'equipaggio si sentivano l'un l'altro legato intimamente ed affettuosamente, ritenendosi, senza retorica, partecipi di una stessa famiglia e di uno stesso destino.

Era questo vincolo che li legava sotto la protezione della Madonna di Corsignano, che era presente sempre tra loro, il cui senso religioso veniva sentito fin dal mattino, quando essi si porgevano il primo saluto col «Dio 'razi(e)» = «A Dio grazie».

E’ superfluo ricordare che al tempo non esistevano sindacati; non esistevano controversie di lavoro; non esistevano licenziamenti in tronco o per giusta causa. Anzi, quando un membro dell'equipaggio, per ragioni familiari o di forza maggiore, era costretto a sbarcarsi, tutti ne risentivano profondamente a cominciare dal capitano. Qualche marinaio è rimasto imbarcato sullo stesso natante per tutta la vita.

La nostra Protettrice era sempre presente fra loro da tutti invocata con affetto e devozione: prima di intraprendere un viaggio per mare, alla spicciolata o in comitiva, era d'istinto recarsi in cattedrale per invocarne la benedizione e l'aiuto; la stessa processione era al ritorno per il ringraziamento.

Non esisteva barca che o sulla murata di prua o nella cabina del capitano non avesse l'effigie di M. SS. di Corsignano, cui si rivolgeva la preghiera collettiva specie la sera, prima di intraprendere il turno di guardia della notte.

Ma il culto della Madonna non si esauriva nella preghiera: esso era più profondamente sentito dopo che si fosse sperimentato qualche pericoloso temporale, quando tutto l'equipaggio riunito, a gran voce, invocava l'aiuto della Vergine.

Non è leggenda, ma è testimonianza vissuta, forse non ultimo mio padre deceduto a 97 anni qualche anno fa, che, non di rado, in tali frangenti dopo l'invocazione della Madonna, sull'albero maestro appariva una luce, che non era un miraggio né un'allucinazione, perché notata da tutto l'equipaggio.

Non di rado la presenza della Madonna, ardentemente invocata, si manifestava col tocco del Bombaun, che conferiva fiducia, rassegnazione e fede.

In siffatte condizioni d'animo i marinai non potevano non essere menzionati tra i primi nell'inno alla Madonna, che affonda le sue scaturigini nella notte dei tempi.

Né potrà far meraviglia che i marinai, nell'approssimarsi della festa patronale, a qualunque costo, dovevano essere a Giovinazzo, magari rimanendo inerti per qualche settimana e rimettendovi qualche nolo o buon guadagno.

Chi non è più giovanissimo ricorderà lo spettacolo delle barche tirate a secco nella cala di Giovinazzo prima in quella occasione, e poi, con l'aumento del tonnellaggio, nel porto di Molfetta, dove in fratellanza di armonia si affiancavano l'un l'altra.

E la Festa della Madonna era l'occasione migliore per manifestare la fede e la devozione alla Madre Santissima.

Per tutta la novena non un marinaio non si recava a far «visita» come solevasi dire - in cattedrale alla Madonna; il sabato precedente la festa facevano celebrare, e lo fanno tutt'ora, una S. Messa in campagna; e poi la domenica il pranzo ai vecchi del ricovero; e infine la processione del Manto.

Questa processione è tanto radicata nell'animo dei marinai e dei loro discendenti che, nonostante che marinai di vecchio stampo, nel senso superiormente precisato, non ne esistono più ormai, continua a celebrarsi con immutata devozione da parte di chi si sente partecipe di questo culto e questo rito.

Scrissi della contesa, sorta tra i vari Comitati delle Feste e i Marinai, in ordine al Manto della Madonna, ricordando che questi ultimi nel 1897 - ad occasione della costruzione della Edicola del Bernìch - offrirono alla Madonna il Manto, aere suo, di denaro proprio, naturalmente pretendendone il diritto alla cura, alla custodia e alla processione dello stesso in vista della Festa.

E' non è senza significato il fatto che dall'Elenco degli offerenti per la festa del 1897 - sostanzialmente per la costruzione della nuova edicola - figurano pochi capitani di barca e marinai, pur essendo, al tempo, la nostra marineria molto fiorente, e ciò perché molti marinai si resero disponibili per contribuire solo alla confezione del «loro» manto e non all'edicola che era comune a tutto il popolo. La questione si risolse in favore dei marinai, ma la contesa non si calmò del tutto, ché ogni tanto qualche Presidente del Comitato delle Feste avanzava pretesa di avocare a quella Commissione la processione del Manto, specie nel 1935 quando i marinai vollero rinnovare il Manto, impreziosendolo di numerosi ricami in oro; la contesa ritornò di attualità il 1954, a seguito del restauro dell'effige, ma dopo la tempesta ritornò il sereno nel rispetto della tradizione e ogni questione sembra ormai definitivamente risolta con l'aggregazione della Processione del Manto al Corteo Storico.


  
avv. Giuseppe CAMPOREALE

da "Il Nuovo Tocco del Bambaun"  Anno  IV  N. 9
       (settembre 1988)