IL PALAZZO DUCALE
La
sua costruzione si deve all'iniziativa di Nicolò Giudice, discendente di una
famiglia di banchieri genovesi, Principe di Cellamare dal 1631, che nel 1639
aveva acquistato Giovinazzo da Ferdinando Gonzaga Duca di Guastalla, ottenendo
il titolo di Duca della cittadina pugliese nel 1651 da Filippo V (G. DE NINNO,
Giovinazzo e i suoi feudatari dal 1521 al 1770, in «Archivio storico pugliese,
1894-95, a. I., fasc. I, pp. 71 ss.).
La
casata si estinse alla morte, nel 1770, dell'ultima discendente Costanza
Eleonora Giudice, moglie del principe Filippo Caracciolo, che non lasciò eredi,
sicché i feudi di Cellamare, Giovinazzo e Terlizzi passarono alla regia Corte.
La
costruzione del palazzo ebbe inizio nel 1650 su progetto di Francesco Antonio
Picchiatti, come risulta da una polizza di pagamento a suo favore, datata 27
agosto 1659 (cfr. M. PASCULLI FERRARA, Arte napoletana in Puglia dal XVI al
XVIII secolo, Fasano 1983, pp. 163-165) con la quale egli veniva compensato
anche dei lavori effettuati, sempre su commissione del principe di Cellamare,
nel Monastero della Croce di Lucca a Napoli, dove ben quattro delle figlie di
Nicolò Giudice erano suore.
Nonostante
alcune trasformazioni subite, il Palazzo Ducale conserva quella maestosità che
ne fece l'elemento caratterizzante della veduta di Giovinazzo inserita ne 'Il
Regno di Napoli in prospettiva' di G.B. Pacichelli (Napoli 1703), il quale offre
anche un'interessante seppur sintetica descrizione di particolari ormai perduti
dell'originaria morfologia; fra gli altri la balconata che correva
ininterrottamente al primo piano del prospetto sul mare, di cui oramai restano
solo i mensoloni e alcune colonnine sagomate della balaustra.
Sorto
sui resti della cinta muraria, come attesta il basamento fortemente scarpato, il
fronte verso il mare era certo il più imponente, con la compatta cortina
muraria in blocchi di pietra scandita dalla successione delle grandi
porte-finestre del piano nobile. Assai meno imponente il prospetto meridionale
il quale «...ha di notevole solo il portale maggiore..» (B. APOLLONl GHETTI,
Mostra Documentaria - Turi, Conversano, Giovinazzo, Bari 1969, pp. 59-60). Delle
torri che secondo l'incisione del Pacichelli completavano quest'ala, resta solo
il corpo sud-occidentale a suggerirne un accenno.
Da
un punto di vista planimetrico il fabbricato si articola attorno ad una vasta
corte a pianta quadrata, i cui prospetti recano evidenti i segni di manomissioni
imputabili ai numerosi passaggi di proprietà intervenuti dopo la morte
dell'ultima discendente del Giudice, con una forte frammentazione della
originaria unità immobiliare.
L'androne coperto da volte a botte lunettata conduce, sulla destra, alla scala principale, articolata in due rampe con volte a botte e pianerottoli coperti da volte a padiglione lunettato.
Le
antiche sale un tempo esistenti risultano ora perlopiù divise da tramezzi ed
anche le originarie coperture a padiglione lunettati sono state in gran parte
sostituite da volte più semplici nel secolo scorso, talvolta decorate poi
secondo il gusto liberty. La parte meglio conservata dell'edificio è quella
appartenente alla Famiglia Fanelli, una delle migliori fra quelle che Giovinazzo
possa ancora contare; presente nel '700 a Martina Franca dove possedeva un bel
palazzo, ha un'arma con una colomba che tiene nel becco un ramoscello d'olivo e
la fascia accompagnata da un monte a tre cime emergente dallo scudo (S. MANNUCCI,
Nobiliario e blasonario al Regno d'Italia, vol. Il, p. 195, Roma 1930).
Sebbene
la costruzione dell'edificio risalga alla seconda metà del '600, le
caratteristiche strutturali sopra descritte lo configurano come una esemplificazione di palazzo signorile con alcuni elementi ancora
prerinascimentali. Il fronte sul mare infatti, affiancato da due baluardi
protesi sul mare e fondato sul muro a scarpa, rivela quel carattere difensivo
presente in età tardomedievale.
Il
fronte verso terra, invece, esalta piuttosto la concezione del palazzo
rinascimentale basata sull'euritmia dei prospetti, sulla sobria essenzialità
degli elementi strutturali, a tradurre in architettura le doti intellettuali del
signore.
Per
tutte le motivazioni sopra esposte il Palazzo Ducale di Giovinazzo, riveste
interesse storico-artistico e pertanto è meritevole di tutela ai sensi della
Legge 1.6.1939 n. 1089.
da
"Il Nuovo Tocco del Bombaun"
ANNO VI
N. 12
(dicembre 1988)