S. TOMMASO APOSTOLO

 

 Alle ore 19 di venerdì 13 luglio in Cattedrale alla presenza del sindaco, dell'amministrazione comunale, di  tutte le confraternite e delle associazioni cattoliche, il vescovo don Tonino Bello concelebrerà con i parroci di Giovinazzo una messa solenne in onore del nostro patrono: S. Tommaso Apostolo. Appare a quasi tutti i giovinazzesi un Santo protettore un po' dimenticato e trascurato come se fosse un Santo di categoria di serie B se si potessero classificare anche i Santi e se non manchiamo loro di rispetto e venerazione. Eppure noi sappiamo da fonti storiche che la protezione di S. Tommaso sulla città di Giovinazzo è molto anteriore a quella della Madonna di Corsignano. Infatti lo storico giovinazzese don Filippo Roscini in una conferenza tenuta alcuni anni or sono illustrò magistralmente come e quando Giovinazzo abbia eletto S. Tommaso a suo protettore.

Da fonti narrative e da documento di avanzo (pergamene, Mortuale, Obituario, ecc.) si può dedurre che nel primo millennio si è verificato a Giovinazzo nella toponomastica rurale una sovrapposizione di termini cristiani a quelli mitologici. Infatti su una medaglia commemorativa di Giovinazzo del 1081 si può osservare il rostro di una nave che ricorda certamente quella che Giovinazzo, sotto il Signore normanno Guglielmo d'Ivone, allestì per aiutare Roberto il Guiscardo nella spedizione in Oriente del 1081, un tridente che si erge sulle acque e che secondo l'opinione degli storici giovinazzesi lo stemma civico giovinazzese rappresentava il dio Nettuno col tridente, prima che S. Tommaso Apostolo fosse stato dichiarato protettore della città.

Nel 1103 il vescovo francese di Valenza, di ritorno da Edessa si ammalò a Bari e donò all'arcivescovo Elia di Bari una insigne reliquia di S. Tommaso. Successivamente Berberio vescovo di Giovinazzo, già cappellano privato della principessa Costanza moglie di Boemondo I, figlio di Roberto il Guiscardo, ricevette in dono dalla principessa Costanza, dimorante in Bari, molti privilegi per la nostra diocesi e furono concessi anche i primi denari destinati alla costruzione della attuale cattedrale. Il tutto risulta da una pergamena citata da Ludovico Paglia (1564-1641), conservata fino a quel periodo nell'Archivio capitolare, ma attualmente inesistente. Si pensa che la principessa abbia donato al vescovo Bernerio anche una reliquia di S. Tommaso che presumibilmente con altre reliquie furono deposte nell'altare della chiesa rurale di S. Staso. Distrutto il casale nel 1250 dalle compagnie di saraceni chiamate da Federico II il vescovo Giovanni II nel 20 maggio 1282, consacrando la nuova cattedrale di Giovinazzo, trasferì in essa tutte le reliquie scampate e raccolte nel casale di S. Staso. Da una pergamena del 23 luglio 1393 risulta che in quella data fu costruita una cappella a S. Tommaso apostolo sotto l'altare della Confessione della cattedrale di Giovinazzo. Esisteva nel luogo stesso sul quale fu poi eretto il grande complesso di S.Agostino, una chiesa dedicata a S. Tommaso apostolo, che fu distrutta nel 1529 da Giovanni Battista Caracciolo.

Bisogna giungere al 31 gennaio del 1466, anno in cui re Ferrante concesse a Giovinazzo, per la sua fedeltà dimostrata verso il re, alcuni privilegi, aggiungendovi di sua spontanea volontà anche quello di sopraelevare allo stemma civico una corona aurea, la quale doveva anche essere dipinta sulla mano destra di S. Tommaso apostolo che si vede effigiato sullo scudo: "Della quale aurea corona la detta Università di Giovinazzo, orniamo illustriamo e decoriamo da ora per tutti i secoli futuri a perpetua testimonianza della virtù e fedeltà di essa; la qual corona, appunto di colore d'oro, porti nella mano destra l'immagine di S. Tommaso che  la detta Università usa per suo stemma ed insegna".

Buon per noi se il popolo giovinazzese ribellatosi contro il vescovo Antonio Morola che volle iscriversi al patriziato giovinazzese fece intervenire il re a ricomporre la lite e il vescovo, esecutore dei decreti e dei privilegi sovrani, mise fuori il decreto regio dell'incoronazione di S. Tommaso, facendo eseguire il privilegio, altrimenti il nostro Patrono ancora oggi sarebbe rimasto senza corona, perché successivamente scoppiato un altro incidente, che provocò la definitiva rottura fra Giovinazzo e quel vescovo che credette bene scappare in Terlizzi, furono portati via molti privilegi sovrani della città che sono rimasti poi nell'archivio di Terlizzi.

Da allora il nostro Patrono sembra che sia passato nel dimenticatoio, perché si è parlato sempre e solo della nostra Patrona Maria SS di Corsignano, salvo qualche periodo.

Solo ai primi del '900, sotto l'amministrazione di Filippo Marziani, si assistette ad un improvviso risveglio di esteriori festeggiamenti verso S. Tommaso. Si costruì la nuova statua del Santo esistente in Cattedrale, e da allora si incominciò a solennizzare civilmente la festività, prima del 21 dicembre e poi il 3 luglio.

La statua e il nostro stemma civico presentano l'Apostolo che stringe nella sua mano sinistra una squadra, un compasso e nella destra una corona aurea. I giovinazzesi sono soliti riconoscerli come simboli delle tradizionali arti cittadine di muratori e scalpellini, mentre a parere dello storico don Filippo Roscini, appunto perché la formazione del Comune meridionale è sostanzialmente diversa da quella del settentrione, in quanto nel meridione il movimento corporativo si formò come sodalizio pio-laicale, chiamato congrega o confraternita, quegli attrezzi da lavoro posti nella mano di S. Tommaso si richiama alla storia leggendaria della sua vita. S. Tommaso, aderendo all'invito del Signore, si era presentato come architetto all'ambasciatore Abbanes che era giunto in Palestina, inviato dal proprio re Gundoforo, per cercare un architetto capace di costruire una sontuosa reggia nel lontano regno di Meliapor. Quivi giunto, S. Tommaso convertì e battezzò molti uomini, ma fu trafitto con una spada da un capo della religione idolatra.

A parere nostro non è inopportuno accoppiare con la Patrona nelle solenni festività di agosto anche il nostro Patrono S. Tommaso.

 

da "Il Nuovo Tocco del Bombaun"  ANNO  III  N.  6
         (giugno 1987)