UNO SPACCATO DI PIAZZA PORTO
Piazza
Porto rappresenta da sempre il centro della vita dei nostri pescatori e
marittimi abbarbicati a quegli scogli che affiorano sulla cala Porto. E con la
recente scomparsa di numerosi personaggi che vi hanno trascorso la loro vita per
decenni, un mondo di oltre quarant'anni fa è passato dando spazio a nuove
generazioni.
Tornano
sempre alla mia mente quei giorni di furiose burrasche in cui i poveri pescatori
si trovavano in balia del mare veramente cattivo. Erano sempre i fratelli
Pugliese: Giuseppe, Francesco, Luigi e Angelo, tutti della stessa stazza a
lanciarsi con la generosità e l'audacia proprie della gente di mare, in
soccorso dei compagni in pericolo. Bracciate larghe e poderose con le quali
sfidavano la potenza delle onde e, sempre, riportavano in salvo uomini e barche.
Le ragazze, mescolandosi con i familiari dei pescatori, ansiosi e piangenti,
assistevano con trepidazione al salvataggio da sopra "il ponte",
felici che tutto si risolvesse bene.
In
quella graziosa piazzetta circondata da alberi di glicine e con le belle palme
al centro, con la fontanina dell'acqua freschissima e vicino, l'immensa distesa
del mare, ora calmo e rassicurante ora spumeggiante e minaccioso scorreva una
vita lieta. Quanti giochi in quella piazzetta, dai più svariati e fantasiosi,
quanti canti su quelle inferriate del ponte che si raggiungeva di corsa
gareggiando per conquistare la posizione migliore: "lu primu è lu mi"
(il primo è mio) gridando trionfanti con una espressione presa in prestito da
una diversa lingua regionale. La grande lampada al centro della piazza
illuminava a mala pena chi leggeva qualche libro preso dalla biblioteca della
scuola. E gli abitanti di Piazza Porto! Se si avevano i vermi e si sospettava il
malocchio, ecco Antonella con le sue formule magiche a liberare il colpito; se
si faceva una brutta caduta con una ferita, ecco accorrere sollecita Beatrice
con il suo intruglio di erbe marine miracolosamente cicatrizzanti; se si aveva
bisogno di una bella pettinatura ecco Dorina a fare boccoli degni del migliore
acconciatore; se si muoveva un dente, ecco zia Nannina a cavarlo; se mamma aveva
bisogno di aiuto per fare le orecchiette, ecco Isabella sempre disponibile; se
la stessa Isabella non voleva saperne di frequentare la chiesa, ecco mia madre a
fare opera di convincimento fino a convertirla. Era una comunità di mutuo
soccorso, erano tutti per tutti e per tutto.
E
nella casa di Piazza Porto n. 30 era il ritrovo di tanti compagni di scuola,
tutti trascinati da un cugino, Vito Bonserio, di cara memoria, che andava a
prendersi le versioni di latino e greco tradotte dalle sue
"schiavette" come usava chiamare le cugine. In quella casa il
compianto Eliuccio Devenuto faceva sfoggio della sua competenza in materia di
musica operistica, con gran diletto di tutti i presenti.
Ora
con una diversa abitazione lontana da Piazza Porto si sente il bisogno di
ritornare sulle proprie radici, là su in quell'angolo dove spira la brezza
marina con l'atmosfera di semplicità, di familiarità, di vera solidarietà,
senza distinzioni, senza sciocche superbie, che hanno formato tante persone.
(Rosa
Santoro)
da
"Il Nuovo Tocco del Bombaun"
N. 9/10
(ottobre
e novembre 1997)