TESORI D'ARTE - LE SCHEDE

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LA CATTEDRALE

 

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 DEI TESORI DELL'ARTE

I TESORI 
DELL'ARTE
INDICE DELLE
SCHEDE
 

ICONA BIZANTINA ORGANO CATTEDRALE REDENTORE CASSETTA IN AVORIO
CROCE RELIQUIARIA S. FRANCESCO SAVERIO S. GIOVANNI BATTISTA S. BENEDETTO
LE ALTRE PAGINE MADONNA DEL SOCCORSO S. FELICE IN CATTEDRA CROCIFISSO LIGNEO PIETA'
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Autore: Anonimo (XIII sec.)

Descrizione: Icona su legno di cedro

Ubicazione: Altare maggiore della Cattedrale

Giovinazzo: icona bizantina della Madonna di Corsignano

 

La tradizione vuole che l'icona bizantina provenga dalla Terra Santa, portata nel XII sec. da un crociato francese di nome Geretéo.

E' dipinta su legno di cedro e raffigura la Vergine con il Bambino, nota come Madonna di Corsignano.

Diverse le opinioni dei vari studiosi:
il Garreson la ritiene opera pugliese del XIII sec., il Daconto opera toscana, il D'Elia propone rapporti con le icone sinaitiche e Sergio Ortolani parla di fascino slavo.

Nel 1388 la Vergine di Corsignano è stata eletta Protettrice di Giovinazzo.

 

 

 




Autore: Arte napoletana - sec. XVIII

Descrizione: Organo monumentale 

Ubicazione: Cattedrale

Organo monumentale

 

Magistrale opera ideata dal napoletano ing. Gaetano Barba. La parte strumentale fu realizzata nel 1779 dall'organaro barese Pietro De Simone.
        Pasculli-Ferrara: Arte Napoletana in Puglia - Fasano 1983:  "Una macchina davvero elaborata nella sua molteplice distribuzione funzionale, ma di una grazia e leggiadria eccezionale. Vi è una sapiente continuità tra i piani dell'antiporta ed i vuoti dell'organo, tra la convessità della prima e la concavità del secondo, realizzata attraverso quel prezioso ligneo tendaggio. Ma anche l'organo si muove in una ritmata modulazione curvilinea, ornata nei tre scomparti da intagli lignei già presenti sulla cantoria. Questa, nella sua concavità e delicata decorazione, ricorda la cantoria dell'organo reale 'Mancino' del 1753 in S.Anna a Capuana. Nuova nel nostro organo è la presenza del trionfale baldacchino fiancheggiato da Angeli in volo, simili ai putti dorati degli organi delle Chiese napoletane. Tuttavia, nel complesso il nostro organo è più sobrio, più leggero nella omogenea e raffinata distribuzione di elementi curvilinei fra organo, cantoria, antiporta. Deliziosa la trovata del putto che suona il piffero sul fastigio terminale dell'organo. Musica nella musica."

 

Bibliografia: Pasculli-Ferrara - Arte Napoletana in Puglia - Fasano 1983. 




Autore:  Anonimo

Descrizione: Redentore. Tavola (cm. 220 x 105)

Ubicazione: Cattedrale

Tavola: Redentore

 

Monumentale icona del Redentore che si erge solenne e maestoso avvolto in un regale manto dagli smaglianti colori e dal pregevole panneggio di forma fiamminga.

L'opera, attualmente sistemata nel transetto della Cattedrale, probabilmente viene dalla distrutta chiesa del San Salvatore.

Incerta e controversa la sua attribuzione: il Brandi la vuole opera del veneto Michele Giambono, il Berenson l'assegna al veneto Iacobello del Fiore ed il D'Elia ad un anonimo meridionale del XV sec.

 

 

 

Bibliografia: Marziani (1838) - Avena (1902) - Salmi (1919) - Berenson (1958) - D'Elia (1964) - Rucci (1971)




Autore: Anonimo (X-XI sec.)

Descrizione: Cassetta eburnea reliquiaria (cm.38x13x17) 

Ubicazione: Cattedrale

Giovinazzo: cassetta in legno rivestita in avorio


         

Cofanetto in legno ricoperto da formelle di avorio sulle quali sono raffigurati guerrieri, musici, danzatrici ed un centauro.
           Le formelle sono raccordate tra loro da listelli anch'essi in avorio decorati con rosette a 8 petali.
          Il cofanetto, usato come reliquiario, appartiene al gruppo di avori costantinopolitani che il Goldshmidt ed il Wertegmann datano tra il X e XI sec.


Cassetta in avorio: particolari 

       
(Particolari di alcune formelle).

 

Bibliografia: D'Elia - Mostra dell'Arte in Puglia - Bari 1964 - pag. 7




Autore: Oreficeria francese XV sec. - anonimo

Descrizione: Croce reliquiaria Orsini in argento dorato e smalti (cm. 36x18x18) 

Ubicazione: Cattedrale

Croce reliquiaria Orsini

 

Un piedistallo cruciforme, i cui bracci sono raccordati da quattro lobi decorati con lo stemma a smalto degli Orsini, sostiene un fusto di pregevole fattura che ricorda le fantastiche architetture gotiche. Trifore, bifore, nicchie dotate di graziose statuine, edicolette e figure varie in aggetto compongono una fantasiosa mistione ornamentale.
        Sul fusto è inserita una croce che tanto per lo stile quanto per l'esecuzione mostra la sua diversità da tutto il resto; probabilmente trattasi di un riadattamento postumo. Al centro della croce e sulle terminazioni dei bracci trilobati sono state inserite cinque piccole teche quadrangolari nelle quali vengono custodite 10 reliquie di vari Santi.
L'opera è citata dal Bertaux (1896), dal Vinaccia (1986) e dal D'Elia in "Mostra dell'Arte in Puglia" - Bari 1964.


 

 




Autore:  Carlo Rosa (1613-1676)

Descrizione: San Francesco Saverio (1672).
Tela (cm. 300 x 200) 

Ubicazione: Chiesa di S. Maria del Carmine

 Tela: San Francesco Saverio (De Musso)


       Il dipinto reca in basso sulla sinistra la firma dell'autore, nato a Giovinazzo e battezzato nella chiesa di San Felice il 7 luglio 1613.

Raffigura San Francesco Saverio mentre svolge il suo apostolato in India predicando a personaggi di alto lignaggio. L'opera di notevole fattura evidenzia il profondo legame del Rosa con la cultura napoletana e in particolare le molte affinità stilistiche col suo maestro Massimo Stanzione.

Committenti furono i Padri Somaschi che all'epoca curavano la chiesa del Carmine, una volta S. Angelo dei Greci.

Numerosi sono i dipinti realizzati dal Rosa per il suo paese natio e tra questi il prestigioso polittico che ricopre l'intera abside della cattedrale.

 

Bibliografia: Marziani (1838) - Avena (1902) - Salmi (1919) - Berenson (1958) - D'Elia (1964) - Rucci (1971)




Autori:  Anonimi

Descrizione: S. Giovanni Battista - Sculture lignee 
                    (XV e XVII sec.)  

Ubicazione: Chiesa di S. Giovanni Battista

S. Giovanni BattistaS. Giovanni Battista
    
(a sinistra)
    Pregevole opera quattrocentesca dalla modellatura robusta e chiara eseguita con armoniosa semplicità. Il Battista, dal volto trasognato, indossa un vello sfrangiato e un lungo mantello, la sua destra indica il libro che sorregge l'Agnus Dei.

 

                                                               (a destra)  
    Opera settecentesca di scuola napoletana. Solo lo svolazzo del mantello ravviva la gelata compostezza dell'ascetica figura giovanile del Battista che l'ignoto artista ha modellato nel  legno con verace sentimento plastico

 S. Giovanni Battista (sec. XV)

S. Giovanni Battista (sec. XVII) 




Autori:  Anonimi

Descrizione: S. Benedetto - Sculture lignee 
                    (XV e XVII sec.)  

Ubicazione: Chiesa di S. Giovanni Battista

S. BenedettoS. Benedetto
    
(a sinistra)
    La scultura è pregevole nella forma e piacevole nella vigoria. La fierezza con la quale il Santo impugna il pastorale sembra significare tutta la forza della sua fede, mentre l'incisività del tratto dona al volto barbuto un'espressione profonda ed ascetica.

 

                                                                (a destra)  
     Tipico esemplare di scultura lignea molto in voga in Puglia nel XVII secolo, chiaramente ispirata alla contemporanea pittura napoletana. L'opera è equilibrata, solenne nel gesto e luccicante nell'oro della ricca veste arabescata.

 S. Benedetto (sec. XV)

S. Benedetto (sec. XVII) 




Autore:  Anonimo - sec. XVI

Descrizione: Madonna del Perpetuo Soccorso.
Tecnica mista su tavola (cm. 74 x 55) 

Ubicazione: Chiesa dello Spirito Santo

Tavola: Madonna del Perpetuo Soccorso

 

L'icona raffigura la Vergine che indossa una tunica blu e un mantello rosso scuro ornato con fregi dorati. Seduto sulle sue ginocchia il Bambino che con la destra benedice alla greca e con la sinistra svolge un piccolo rotolo sul quale, in lingua paleoslava, è scritto: "Pietà di noi, Signore, pietà". Negli angoli superiori dell'icona gli Arcangeli Michele e Gabriele con gli strumenti della passione.

Nel catalogo "Icone di Puglia dal Medioevo al Settecento" Mazzotta 1988 - pag. 145, si ipotizza, sulla base della iscrizione in lingua paleoslava posta sul rotolo tenuto dal Bambino, che il dipinto debba essere attribuito ad un pittore operante sull'altra sponda dell'Adriatico.

 

 

Bibliografia: Icone di Puglia dal Medioevo al Settecento - Mazzotta 1988.




Autore: Lorenzo Lotto (1480-1556)

Descrizione: San Felice  in Cattedra. Tavola trasportata su tela (cm. 139 x 57 )

Ubicazione: Altare maggiore chiesa di S. Domenico

S. Felice (L.Lotto)

 

Avvolto in un prezioso piviale su cui si spiegano piccole immagini sacre, magistralmente eseguite, il San Felice è avvolto da una luce sottile e penetrante, propria del Lotto, che rende brillanti i colori e esalta la solenne ieraticità della sua figura.

Il San Felice è ciò che resta di un trittico eseguito dal Lotto nel 1542, che comprendeva anche Sant'Antonio da Padova, San Nicola da Tolentino e, nella cimasa, Cristo.

Il quadro ha partecipato alla mostra su Lorenzo Lotto a Venezia nel 1953 

 

Bibliografia: Giannuzzi - Salmi - Berenson ecc. ;
                   D'Elia - Mostra dell'Arte in Puglia - Bari 1964 - pag. 87




Autore: Anonimo - sec. XIV

Descrizione: Crocifisso ligneo 

Ubicazione: Abside della Chiesa del Crocifisso

 Crocifisso ligneo

 

 

La tradizione vuole che il Crocifisso ligneo posto nell'abside della Chiesa omonima sia stato trovato sulla vicina riva del mare tra i resti di un naufragio.

Il Crocifisso, di ottima fattura, presenta una particolarità: tra il torace e l'addome una sequenza di piccoli rilievi tondeggianti a mo' di corona che sembra incorniciare, per un gioco di chiaroscuro, le sembianze di un volto somigliante, per qualcuno, a quello della Sindone.

 

 

 

 

 




Autore: Anonimo - sec. XVI

Descrizione: Pietà - Tavola (cm. 87 x 70) 

Ubicazione: Chiesa del Crocifisso

TGavola: Pietà

 

 

L'Urbani attribuisce quest'opera ad un anonimo belliniano; la composizione, infatti, ed alcuni tipi iconografici, vedi Madonna e San Giovanni, riportano alla Pietà di Giovanni Bellini.

Il Salmi, invece, la colloca nella cerchia di Alvise Vivarini dei primi del '500.

Il Catalogo "Mostra dell'Arte in Puglia", considerando l'insolita gamma cromatica ed alcuni tipi fisionomici, la ritiene opera di un anonimo meridionale del XVI sec., probabilmente un ex voto per la pestilenza abbattutasi nel 1503.

 

 

 

Bibliografia: D'Elia: - Mostra dell'Arte in Puglia - Bari 1964 




Autore: Giuseppina Pansini 
            (Giovinazzo 1892-1985)

Descrizione: Divina tristezza -  Olio su tavola

Ubicazione: Raccolta privata

Divina Tristezza (G. Pansini)

 


       La Pansini è un'artista giovinazzese dal rilevante temperamento pittorico. Predilige il ritratto, le composizioni religiose e soprattutto i fiori.

Il suo stile è chiaro e lineare, la sua tecnica sobria e il suo inconfondibile colore caldo e vibrante di una luminosità che tende a tramutarsi in poesia.

Tra le sue opere più significative vi è questa "Divina tristezza" nella quale l'artista riesce a far trasparire dalla pensierosa serena dolcezza del sacro volto tutto il dramma dell'Uomo-Dio che dovrà salire sulla croce per redimere l'umanità.


 

 




Autore: Anonimo.

Descrizione: Cratere a mascheroni  (IV-III sec. a.C.)

Ubicazione: Pro Loco.

Cratere a mascheroni

 

 

Il cratere smaltato ha piede a calice con un bordo sagomato, corpo ovoidale, breve spalla con collo a profilo concavo, anse sopraelevate ad anello con volute decorate da volti di Medusa.

Il reperto archeologico, testimonianza delle antiche origini del paese, proviene dal corredo funerario di una tomba venuta alla luce durante lavori di scavo. 

 

Bibliografia: AA.VV. - I musei di Puglia -  pag. 201



 

 

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