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GIOVINAZZO E LE SUE TORRI
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TORRI :

 
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TORRE DELLE PIETRE ROSSE

 

Torre delle Pietre RosseCostruita probabilmente fra il XIII e XIV secolo, deve il toponimo alla natura argillosa  del terreno.

Edificata su due piani, appena fuori della città e verso S.Spirito, lontana dal mare, ha un solo ambiente per piano, con un vano per una scala in legno

Sull'architrave della finestra aperta in facciata, l'arma dei Paglia. In alto, a livello del lastrico, si protendono due caditoie, a difendere l'unico ingresso.

 

 





TORRE MEMORAGIA

 

Torre Memoragia


Massiccia e compatta nel suo rude paramento di blocchi scabri e nudi, appena ingentilito dallo stemma di Nicolantonio Framarino e Beatrice Rogadeo che, oltre a darle un crisma nobiliare, permette di ascrivere la costruzione alla seconda metà del XVI secolo.

 

 



TORRE DI MONTEDORO

 

Torre di MontedoroLiberata da un alto e massiccio muro di recinzione, la Torre di Montedoro sembra essersi scrollata di dosso la grigia coltre dei secoli, riemergendo in tutto l'antico vigore della sua pietra nuda.

Posta in contrada Zurlo, la massiccia costruzione si sviluppa su due piani. Al pianterreno, un impianto produttivo legato all'olivicoltura ed una piccola cappella; al piano superiore, realizzate in epoca più tarda, le stanze d'alloggio.

Una di queste, dalla caratteristica volta a forma di stella, immette nelle due garitte, dalla caratteristica copertura a chiancarelle, disposte agli angoli della facciata principale.

 

 

 



TORRE RUFOLO

 

Soffocata da una natura prepotente e selvaggia, tra cespugli carnosi di fichidindia e macchie di rovi, affiora, come un tormentato relitto di tempi lontani, la Torre Rufolo.

Torre Rufolo: particolare dall'esternoOriginariamente era un vero e proprio castello, con un piano superiore difeso da quattro torri angolari, i cui ruderi sono evidenti sull'attuale terrazzo. La storia racconta che Ruggero Rufolo di Ravello, abbandonata nel 1307 la sua patria dilaniata dalle fazioni politiche, si rifugiò nell'agro giovinazzese e, desideroso di pace, vi eresse la sua dimora.

Messa a sacco e fuoco nel 1529 dal Principe di Taranto, del prestigioso maniero restò salva la parte inferiore, alla quale si accede attraverso un elegante portale a sesto acuto, unico elemento tuttora visibile dell'intera facciata principale, completamente nascosta, da diversi anni, da un brutto muro di tufi, eretto a prevenire un eventuale crollo.Torre Rufolo: particolare dell'interno

Numerosi ambienti formano il piano basso del fortilizio, al quale sono annessi alcuni locali periferici, uno dei quali adibito certamente a cappelletta, perché conserva tuttora una parete affrescata con le immagini di S.Girolamo Dalmata,  S.Nicola di Bari e S.Leonardo francese.

Immense volte ogivali sovrastano ampie masse murarie, una vigorosa evidenza di valori architettonici perpetuati nella pietra che qui regna sovrana.

Donata nell'anno 1974 dalla proprietaria Sig.ra Rosa Dell'Erba al Ministero della Pubblica Istruzione, negli scorsi anni ha subìto numerosi lavori di consolidamento e restauro (anche se non del tutto condivisi); dopo un lungo periodo di degrado e abbandono forse ritornerà nuovamente a vivere.

 

 

 



TORRE DEL TUONO

 

   Bisanzio Lupis, nelle sue Cronache, la chiama Torre de lo Trono. Pare che tale toponimo le derivi dall'essere stata in passato colpita da una folgore; oppure, secondo il Roscini, perché in essa si era acquartierato il famoso Cardinale Vitelleschi, in procinto di porre l'assedio a Giovinazzo.

Torre del TuonoL'intero complesso fu completamente ricostruito dai Sagarriga nel 1663.

Sorto nelle vicinanze della strada per Terlizzi, è disposto attorno ad un cortile rettangolare e comprende, oltre all'alloggio padronale, numerosi locali e una torre di difesa, sormontata da un piccolo campanile a vela.

Oltre che residenza rurale fortificata, dovette assolvere compiti di coordinamento di attività agricole e sembrano esserne testimoni numerosi ruderi, vasche, stalle e una capace cisterna, disseminati tutt'intorno.

Addossata alla facciata principale, una piccola cappella, dedicata all'arcangelo Michele.

Sull'architrave dell'ingresso, su una lapide trafugata tempo addietro, Michele Sagarriga aveva scolpito: "Mihi, meis et omnibus" (Per me, per i miei e per tutti).

 

 

 

 

 

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