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VILLE E CASINE DELL'AGRO GIOVINAZZESE

VILLE E CASINE DELL'AGRO GIOVINAZZESE

  

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INDICE DELLE
VILLE E DELLE CASINE

CASINA PRINCIPESSA VILLA MORULA TORRE DON CICCIO VILLA S. MARTINO
ALTRE PAGINE CASINA BELLACOSA CASINA DE GEMMIS CASINA PAPPALETTERE  

 

 


CASINA DELLA PRINCIPESSA
Casina della Principessa

Prototipo della villa costruita come ostentazione di potenza e ricchezza è la Casina della Principessa, edificata nel 1661 da Domenico Giudice, duca di Giovinazzo.

Austera ed imponente, la villa si presentava, all'epoca, con un lunghissimo viale di accesso, solennemente fiancheggiato da filari di cipressi, il cui portale di ingresso prospettava sulla attuale piazza Vittorio Emanuele, proprio all'inizio di Via Agostino Gioia, strada che i più vecchi ancora chiamano via Casino.

Adattamenti posteriori, operati dal susseguirsi di tanti proprietari, hanno annullato il suo primitivo splendore.

 

 

 


VILLA MORULA

Villa MorulaSulla provinciale per Terlizzi, la costruzione ha subito, durante i secoli, numerose sovrapposizioni e restauri che, se ne hanno permesso la conservazione, non consentono, invece, un'idea molto chiara del suo aspetto originario.

La villa prospetta su in ampio cortile alberato, circondato da un massiccio muro di recinzione con un unico fornice ad arco acuto a tutto sesto.

Sul concio di chiave era scolpito lo stemma nobiliare con i simboli araldici di Giacomo Morula e della moglie Maria Labini, sormontato da un piccolo cartiglio con l'iscrizione "nell'anno del Giubileo"; in asse con questo, e strettamente collegato, un grazioso bassorilievo, datato 1550, raffigurante la Madonna col Bambino.

 

 


TORRE DON CICCIO

Torre don CiccioSulla provinciale per Terlizzi la Torre Don Ciccio.

La costruzione, che tuttora conserva una sua monumentale imponenza, ha caratteristiche architettoniche di epoca seicentesca.

Della nitida ed armoniosa sequenza di archi a tutto sesto del loggiato che dava slancio ed eleganza alla facciata resta solo un cumulo di rovine.

 

 

 


VILLA S. MARTINO
Villa S. Martino

Nel 1561 il vescovo Briziano de  Ribera ricostruì un'antichissima chiesetta dedicata a S.Martino e fece edificare, accanto a questa, una grande villa che destinò a residenza estiva per sé ed i suoi successori.

Indubbiamente la turrita dimora vescovile ebbe nel passato una sua monumentalità; ultimamente, invece, giaceva nel più completo abbandono.

Acquistata verso la fine del secolo scorso da un privato, è stata sottoposta ad  una adeguata, anche se incompleta, opera di recupero.

 

 

 


CASINA BELLACOSA

Casina BellacosaL'ex casina Bellacosa, nella configurazione attuale, è il risultato di accorpamenti di vari edifici, realizzati a più riprese intorno al nucleo originario.

Quest'ultimo si distingue per la maggiore imponenza, per il consueto apparato difensivo e per il massiccio e rude bugnato di facciata, che porta, come segno di antica nobiltà, l'arma partita dei Framarino e dei Riccio, col millesimo 1537.

Acquistata nel 1877 dall'arcidiacono Bellacosa, fu dotata di una cappella che, dedicata alla Madonna delle Grazie, fu centro di vita comunitaria per i contadini della zona. La chiesetta porta, sull'architrave dell'ingresso, il blasone dei Bellacosa: una pianta con tre fiori sormontata da un sole raggiante.

Al suo interno conservava alcuni dipinti del De Musso ed un grande crocifisso ligneo.

 

 

 


CASINA DE GEMMIS

Casina De GemmisTra le quinte degli alberi che fiancheggiano un lungo viale, si intravede, da lontano, l'imponente mole della Casina De Gemmis.

Realizzata nel XVIII secolo e restaurata verso la metà del secolo scorso, la villa ha goduto, sino ad una decina di anni addietro, di uno stato di conservazione e manutenzione eccellente.

La pienezza della facciata ed il tetto spiovente definiscono la massiccia struttura dell'edificio, mentre l'avancorpo e l'alto muro di cinta concorrono a darle un predominante senso di chiuso. Due soli raccordi con l'esterno: il portale, che conduce in un atrio piuttosto angusto; e l'ingresso di una piccola cappella, che conserva unicamente un grazioso altarino in pietra di fattura settecentesca.

La facciata posteriore ricalca nello stile quella principale, anche se la massa dell'edificio risulta appesantita dall'aggiunta di due arconi e di un corpo di fabbrica che copre l'intera larghezza della facciata, definendo, in tal modo, un ampio terrazzo che consente alla villa un rapporto diretto con l'ambiente naturale, proteso com'è su una selva di ulivi.

 

 


CASINA PAPPALETTERE

Edificata da Mariano De Cicco verso la fine del XVII secolo, nel settore sud dell'agro giovinazzese, la casina Pappalettere adattava le sue funzioni a diversi livelli: quello residenziale e quello agricolo, inteso quest'ultimo non solo in senso produttivo, ma anche come trasformazione del prodotto della terra.

Costruita con il concetto di castello, la massiccia costruzione era dotata di una piccola torre, posta a difesa della scalinata, di numerose feritoie e di garitte pensili che aggettavano ai quattro angoli, le cui tracce si riscontrano tuttora.

Non manca la piccola chiesa, sempre presente nelle residenze rurali della ricca borghesia dell'epoca, ma anche questa appare alterata nelle sue forme originarie da una evidente sovrapposizione in facciata.

In passato l'ingresso monumentale della vasta tenuta prospettava sulla statale 16 per Bari. Sull'architrave una epigrafe in latino diceva: "Mariano De Cicco consacrò al Sommo Iddio e a S.Francesco di Paola un piccolissimo altare, estremo sacrificio per i pii Mani, conforto nella solitudine per gli amici, ricchezza per i discendenti, rifugio negli affanni per sé tra questi pianeggianti sentieri".

 

 

 

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